L’intervista. Concia: se non c’era Meloni premier Elly Schlein non sarebbe stata la leader del Pd

18 Gen 2024 7:12 - di Annalisa Terranova

Una segretaria di partito donna accusata dalle esponenti del suo partito di danneggiarle se si candidasse alle europee. Il tormentone su Elly Schlein va avanti da giorni. E lascia trasparire un problema femminile, neanche tanto piccolo, che resta irrisolto nel partito democratico. Anche il conclave di Gubbio, organizzato dalla capogruppo alla Camera Chiara Braga, dimostra lo scarso feeling tra Elly e le “compagne”: la segretaria farà solo un’apparizione di qualche ora. Il punto è che il Pd non riesce a stare al passo con la retorica sulle donne di cui si è appropriato, salvo poi cedere alle dure leggi della politica, che non sempre valorizzano le donne. Lo conferma Paola Concia, che quel mondo lo conosce bene anche se ormai ne è fuori (“ma il Pd lo voto, certo che lo voto, sono una donna di sinistra”).

Paola Concia che cosa gli è preso alle donne del Pd? Non vogliono che Schlein si candidi?

Che ci sia un problema non lo dico io. Mi pare evidente. La segretaria ha detto che il Pd è un partito femminista e questo fa sì che vi sia un’attenzione maggiore su queste questioni. Io poi penso che Elly Schlein si potrebbe benissimo candidare e essere eletta per andare in Europa e contemporaneamente fare anche la segretaria del partito. Le due cose sono compatibili. Chi dice che non è così lo fa per togliersela di torno. Insomma è un’analisi un po’ interessata ecco…

Quindi è un finto problema quello sollevato dalle donne del Pd?

Beh no, il tema c’è. Perché se lei si candida in tutte le circoscrizioni con l’alternanza il numero due sarebbe un uomo. E’ vero che si possono dare tre preferenze ma quasi nessuno scrive tre nomi sulla scheda.

Non sembra molto buono il rapporto tra Schlein e le donne del suo partito…

Certo questa levata di scudi un po’ fa pensare, però io mi auguro che il rapporto sia buono. A me ha fatto piacere la sua elezione alla segreteria anche se ho un’altra storia politica. La mia è una cultura riformista, la sua più radicale. Veniamo da storie diverse.

Anche lei pensa come ripetono tutte le donne di sinistra, compresa Elly Schlein, che una premier donna come Giorgia Meloni non sia importante per le donne perché non è una femminista?

No, non sono d’accordo sul fatto che siccome è una donna di destra non abbia rotto il tetto di cristallo. Invece sì, lo ha fatto e  comunque è un esempio per le donne giovani nonostante abbia una cultura diversa da Schlein. Lei ha rotto questo tetto per tutte, anche per chi non è di destra come lei. E’ chiaro che se non fosse  stata Giorgia Meloni presidente del consiglio probabilmente non avrebbero scelto Schlein per guidare il Pd. La sua elezione è anche frutto dell’elezione di Meloni a premier.

Senta lei ha partecipato a un dibattito alla festa di Atreju, dove Schlein non è voluta venire, e ha detto che gliene avrebbero dette di tutti i colori per avere accettato l’invito di FdI. E’ andata così?

Sì, è andata così. Ma non hanno capito, quelli del movimenti Lgbtq+ che hanno organizzato la gogna social, che io non ho criticato le teorie gender – che per me poi neanche esistono – ma il fatto che un linguaggio cosiddetto inclusivo, che usa lo schwa e l’asterisco, non produce vera inclusione perché esclude le donne. Perciò fare di questo linguaggio una battaglia fondamentale è per me sbagliato.

Che ne pensa di questa consigliera dem di Monza che si è dimessa perché non poteva collegarsi da remoto alle sedute del consiglio comunale? Lì il sindaco è del Pd…

Non ne so nulla

Se la consigliera fosse stata di destra e il sindaco di destra certo il caso avrebbe avuto più rilevanza…

Sicuramente. Ma il problema della conciliazione dei tempi per le donne non riguarda un solo partito. E’ tema antico e evidentemente ancora irrisolto.

 

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