La Russa: “La solidarietà a Paola Concia? Si stupisce solo chi non mi conosce”

11 Dic 2023 9:23 - di Agnese Russo
la russa

«Io sono stato sempre così. Se per certa sinistra sono diventato il simbolo del nemico, vuol dire che non hanno altri argomenti e perciò quasi me ne rallegro». In una lunga intervista con il Corriere della Sera, Ignazio La Russa smonta la narrazione che lo vorrebbe come rappresentante di quella che Paola Di Caro che firma il colloquio definisce “l’essenza fisica del postfascismo”. «Io sono come Jessica Rabbit: “È che mi disegnano così!”», ha scherzato il presidente del Senato, spiegando perché non c’è nulla di sorprendente, per esempio, nella solidarietà espressa a Paola Concia nell’ambito delle polemiche sui garanti del progetto “Educazione alle relazioni”. «Chi dice a sorpresa è perché non mi conosce», ha spiegato La Russa, ricordando che «conosco da anni Paola e nei suoi confronti ho sempre avuto rispetto e amicizia. È intelligente e aperta. Mesi fa è anche venuta a trovarmi in Senato. Poi su questi temi io sono stato sempre il più aperto di tutti nella destra».

La Russa rivendica l’amicizia con Paola Concia e Vladimir Luxuria

«Su Lgbt, sulle libere scelte delle persone, su come ciascuno decide di essere. A volte mi accusavano per questo. Sulla questione dei figli però ho le mie posizioni del tutto granitiche. Ma in questa vicenda, trovo che l’onorevole Concia abbia subito attacchi del tutto ingiustificati. E le dirò altro», ha detto La Russa, rivelando che «un’altra mia amica è stata Vladimir Luxuria. Ricordo che quando venne eletta era intimidita, non sapeva come sarebbe stata accolta. Io, che ero capogruppo di An, regalai una rosa a tutte le elette come benvenuto. Un commesso mi chiese: “Ma anche a Luxuria?”. E io: “E perché no, scusi?”. Lei la gradì molto, soprattutto perché si ruppe il ghiaccio e ne nacque un bel rapporto». «Non posso tollerare – ha quindi chiarito il presidente del Senato – che una persona sia attaccata, discriminata, additata non per quello che fa ma per quello che è. È fuori da ogni mia logica».

Sui femminicidi la scuola da sola non basta

Quanto alle polemiche intorno al progetto di Valditara, La Russa ha ammesso che l’iniziativa «non è stata presentata nel modo migliore, forse andava spiegata meglio». «In generale – ha poi chiarito – non credo si possa delegare solo alla scuola un tema immenso. C’è la scuola ma soprattutto la famiglia, una società attorno, i film, le serie, la musica, certi testi che circolano anche nei social che spaventano…  Per questo dico che molto spetta agli uomini ma che non può diventare una guerra perché si radicalizzano le posizioni, compatta gli uomini in un “genere” a se stante che non è reale», ha spiegato il presidente del Senato, che già prima dell’assassinio di Giulia Cecchettin propose una manifestazione di soli uomini contro i femminicidi. «Siamo noi uomini che dobbiamo avere un ruolo attivo nel fermare, formare, non creare condizioni in cui altri uomini sbaglino», ha aggiunto, chiarendo di aver apprezzato le piazze piene delle manifestazioni di queste settimane, anche se «meno mi piace mescolare il tema della violenza alle donne con altri che c’entrano poco. Ma in ogni caso, io non credo che il problema si risolva con una contrapposizione uomini-donne».

Il «rapporto antico» con Mattarella

Nel corso dell’intervista, che è partita dal successo del concerto di Natale al Senato, La Russa ha anche affrontato il tema delle relazioni con Sergio Mattarella, al quale lo lega «un rapporto antico. Eravamo colleghi alla Camera. Lui ha scritto il Mattarellum, io con Gasparri ero il braccio destro di Tatarella: lavorammo insieme, ci vedevamo pure a cena a volte per approfondire.
Nella differenza dei ruoli, abbiamo davvero un rapporto amichevole. Lo stimo molto». Quanto al grido “Viva l’Italia antifascista” urlato da un singolo contestatore alla prima della Scala, La Russa ha confermato di non averlo sentito. «Io avrei detto viva l’Italia e basta, ma non ho problema alcuno se aggiungono antifascista», ha commentato, chiarendo che «è altro che un po’ mi fa pensare e pure ridere: è bastata una frase gridata da un appassionato di ippica perché costui si tramutasse per la sinistra in una specie di eroe nazionale, alla Scurati, che sul fascismo vive grazie ai suoi libri. Ci riflettano, qualcosa non funziona».

La Russa: «C’è chi non sopporta il mio impegno per la pacificazione»

«Solo adesso si sono accorti che vengo dalla destra? Peraltro, da una destra dialogante. Io fui tra i primi a sostenere e lavorare alla svolta dal Msi ad An, mettendo da parte simboli e parole d’ordine che non avevano più nesso con un Paese che doveva pacificarsi. Sono in Parlamento dal 1992 e non accetto lezioni sul rispetto della Costituzione e amore della libertà», ha chiarito, ricordando che 
«sono un uomo che viene dalla destra e che diventa presidente del Senato, democraticamente eletto, addirittura con i voti di alcuni avversari politici. E questo non è tollerato. Io sono stato sempre dialogante, e infatti anche nelle conferenze dei capigruppo che presiedo, su tante questioni delicate decidiamo spessissimo con l’unanimità dei consensi». E alcune uscite? E il busto del Duce?, ha quindi chiesto la cronista. «Sulle uscite, ce ne saranno un paio che non rifarei, una per tutte quella di via Rasella. Fu un errore, seppur involontario. Il busto è roba vecchia, ora sta a casa di mia sorella. A casa mia avevo anche cimeli russi, della Cina di Mao… e quella ripresa televisiva era vecchia di anni e mai utilizzata prima. Ma non sono questi i motivi. È che forse – ha concluso La Russa – non si sopporta che nel mio discorso di insediamento parlai della necessità di un superamento delle divisioni, di una pacificazione nazionale che metta veramente fine a un interminabile dopoguerra. Ma io mi muoverò sempre in questo solco. Non a caso sono felice dell’ottimo rapporto con la senatrice Liliana Segre».

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