Stupro di Palermo, la folle caccia al video su Telegram. Il Garante : “Illegale diffonderlo”

23 Ago 2023 19:36 - di Antonio Niccolai
stupro

Il raccapricciante stupro di gruppo di Palermo solletica la curiosità morbosa. Migliaia di persone su Telegram sono partiti alla ricerca del video che riproduce la violenza dei sette ragazzi siciliani contro la diciannovenne palermitana. Sono stati costituiti dei gruppi su Onlyfans alla ricerca delle immagini, mentre sul punto è intervenuto a fare chiarezza il Garante della privacy.

Il Garante: “Tutelare vittima, si rischia il carcere per la diffusione delle immagini”

“La vittima dello stupro va tutelata, serve il massimo riserbo. E chi divulga informazioni di qualsiasi tipo che possono far risalire alla sua identità o condivide video va incontro alle sanzioni stabilite dal codice penale: l’art. 734 bis prevede dai tre ai sei mesi di carcere”. Questa la nota del Garante della privacy che sottolinea come sia assolutamente vietata la circolazione di immagini che ritraggono casi di violenza sessuale.

Effettuato il richiamo a Telegram

Il Garante non si è limitato, però, solo a ricordare i rischi a cui vanno incontro quanti usano e diffondono immagini sensibili, sottolineando di avere “rivolto un avvertimento a Telegram e alla generalità degli utenti della piattaforma, affinché venga garantita la necessaria riservatezza della vittima , evitando alla stessa un ulteriore pregiudizio connesso alla possibile diffusione di dati idonei a identificarla”.

Gli indagati spostati dal carcere

Con una nota del direttore reggente si è chiesto l’allontanamento dal carcere dei giovani indagati Elio Arnao, Christian Maronia, Samuele La Grassa, Gabriele di Trapani, Angelo Flores e Cristian Barone che sono stati arrestati per lo stupro del 7 luglio.

“Si chiede l’immediato allontanamento da questo istituto dei detenuti atteso che l’elevato clamore mediatico della vicenda ha determinato la piena conoscenza dei fatti anche alla restante popolazione detenuta- si legge nella nota del direttore dell’istituto penitenziario- ragion per cui sono invisi alla stessa inclusi i detenuti delle sezioni protette dove adesso si trovano” .

Oltre al clamore mediatico c’è anche un problema organizzativo: i sei ragazzi hanno il divieto di incontro con i parenti e tutto questo è di intralcio alla normale vita carceraria.

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