Francia, Macron se ne frega della Camera: riforma della pensioni approvata senza voto

16 Mar 2023 17:36 - di Francesca De Ambra
Macron

Una seduta infuocata, con i deputati dell’opposizione ad intonare La Marsigliese per coprire con l’inno nazionale la voce del primo ministro Elisabeth Borne. È il fermo immagine dell’Assemblea nazionale francese di questo pomeriggio dopo la decisione del governo di ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione per fare approvare la riforma delle pensioni. Una sorta di fiducia grazie alla quale l’esecutivo può far approvare a forza la legge senza passare per il dibattito parlamentare. Una decisione sponsorizzata da Emmanuel Macron in persona. E comunicata alla Borne e ai ministri dopo una riunione – la quarta in meno di 24 ore – tenutasi all’Eliseo, sede della presidenza della Republique.

Macron ha imposto l’attivazione dell’art. 49.3 della Costituzione

Soprattutto, una decisione resa necessaria dal fatto che Macron non dispone della maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale e non tutti i deputati Repubblicani erano pronti ad appoggiare la riforma come invece sperava Borne. «Non possiamo scommettere sul futuro delle nostre pensioni e questa riforma è necessaria», ha urlato il premier  intervenendo in aula. Alle opposizioni non resta altro da fare ora che tentare di puntare sulla mozione di censura. Se l’Assemblea l’approva, il governo deve dimettersi. In pratica, il voto negato oggi potrebbe arrivare domani, seppur sotto forma – appunto – di censura alla forzatura compiuta dal governo attraverso il 49.3. «E così sarà dunque la democrazia parlamentare ad avere l’ultima parola», ha sottolineato Borne.

Marine Le Pen: «È il suo fallimento personale»

Ma le sue parole non sortiscono l’effetto sperato. «Signora, è tempo di andare via», è la sollecitazione venuta da Marine Le Pen. La leader del Rassemblement National è stata la prima ad annunciare la presentazione della censura. «Ci auguriamo che chi si preparava a votare la riforma, voti la mozione». Le critiche della Le Pen sulla procedura voluta da Macron («è il suo totale e personale fallimento») sono anche quelli di molti giornali francesi. «Il 49.3 – scrivono – è uno strumento previsto dalla Costituzione, ma in questo caso verrebbe usato in una situazione particolare, certamente diversa da quella in cui si votava sulla Finanziaria». Sul piede di guerra anche il Partito socialista, il cui leader, Olivier Faure, ha denunciato i «capricci» del capo dello Stato. Mentre il comunista Fabien Roussel, ha affermato che «questo governo non è degno della Quinta Repubblica francese».

 

 

 

 

 

 

 

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