Terremoto, due studentesse italiane a Kilis: «Terrorizzate, siamo fuggite in pigiama»

8 Feb 2023 17:27 - di Fortunata Cerri
Terremoto Turchia

Due italiane hanno vissuto i drammatici momenti del terremoto in Turchia. Ecco la loro testimonianza. Tra pochi giorni avrebbero dovuto iniziare un corso di fotografia e giornalismo con i bambini siriani e invece si sono ritrovate a passare dodici ore al freddo e al gelo nella stazione di Gazientep, dormendo coperte da cartoni e con il timore di non avere via di fuga. È la storia di Sara Conte e Silvia Campitelli, due studentesse italiane in fuga da Kilis, una delle città turche colpite dal terremoto, a circa un’ora di auto da Gazientep. Sara e Silvia, di 23 e 25 anni, sono due tirocinanti Erasmus rispettivamente della Sapienza e della Statale di Milano, project assistent presso il Centro Amal (Centro Educativo per bambini siriani), fondato da Isabella Chiari, docente di Linguistica all’Università la Sapienza di Roma. Le due studentesse lavoravano con i bambini siriani, insegnando inglese e svolgendo altre attività didattiche.

«Lunedì mattina eravamo nella nostra abitazione di Kilis, quando ci siamo svegliate di colpo per la prima scossa. Non riuscivamo neanche ad uscire di casa, a inserire la chiave nella serratura per aprire la porta. Tremava tutto», racconta Sara all’Adnkronos. «Siamo scappate in ciabatte, senza calze e con il pigiama – prosegue Silvia – e per strada abbiamo trovato altre persone in fuga e spaesate come noi».

Terremoto, il racconto di due studentesse italiane

Compresa la gravità della situazione le due studentesse hanno chiamato la loro tutor Isabella, direttrice del centro, e con un passaggio di fortuna, sono riuscite ad arrivare nella scuola Amal, situata leggermente fuori città. Insieme hanno deciso che la cosa migliore sarebbe stata scappare ad Ankara. Riaccompagnate a casa da Zacaria, direttore della scuola insieme ad Isabella, Silvia e Sara sono riuscite a recuperare pochi effetti personali e a dirigersi a piedi verso la stazione di Kilis. È in questo tragitto a piedi, al freddo e al gelo, che si sono rese conto dei primi effetti del terremoto: «Tutte le piccole e caratteristiche moschee della città erano completamente crollate. Da quello che sappiamo anche alcune abitazioni sono venute giù», racconta Sara. «Eravamo terrorizzate, l’unica via di fuga per Ankara era passare per Gazientep ma non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato».

Un primo contatto con il mondo esterno la chiamata dalla Farnesina alle 9 di mattina ore locali per sapere la condizione delle due ragazze. Poi l’ambasciata italiana che suggeriva di prendere dei voli per Adada, per Kayseri o per Gazientep, ma sarebbe stato impossibile a causa della mancanza di collegamenti. Nel frattempo i video della distruzione provocata dal terremoto arrivavano incessantemente sui cellulari delle ragazze. Silvia e Sara si ritengono tra “le fortunate ad aver comprato due biglietti” di autobus per raggiungere Gaziantep. I biglietti per quei pochi autobus che riuscivano a transitare, infatti, andavano a ruba. Una volta giunte alla stazione dei bus di Kilis, però, si sono rese conto che non sarebbe stato così semplice scappare: «Non sapevamo ancora bene cosa fare, l’unica via di fuga era passare per Gazianetp da dove arrivavano immagini di distruzione. Confrontandoci con le altre persone del posto la avevano prospettata come unica soluzione possibile». Grazie ad un minibus le ragazze sono riuscite a raggiungere poche ore dopo la stazione degli autobus di Gaziantep.

L’inizio dell’inferno

Da lì l’inizio dell’inferno. «A Gaziantep la situazione era davvero tragica, siamo rimaste dalle 5 di pomeriggio di pomeriggio alle sei di mattina. Ci siamo potute riparare dentro, ma faceva freddissimo. Ci siamo arrangiate con dei cartoni, non avendo trovato altro con cui coprirci, con noi non avevamo nulla. All’inizio l’autostazione era pienissima, piano piano si è svuotata. Poche le persone rimaste lì mentre cercavano un rifugio», hanno raccontato Silvia e Sara. Sono state lunghe ore di attesa in cui le due ragazze non avendo notizie dell’autobus, temevano di rimanere bloccate lì.

«Il bus che doveva portarci da Kilis ad Ankara è partito con sette ore di ritardo a causa delle strade distrutte e dissestate. Alcuni pezzi di strada li hanno dovuti fare a passo di uomo, proprio perché erano distrutte», hanno spiegato le due studentesse Erasmus. Dal bus si rendono contro della situazione a Gaziantep dove «tutti i centri abitati erano crollati, e si susseguivano squadre di soccorso e ambulanze». Sette le ore di viaggio solo per attraversare Gaziantep, mentre diciassette le ore totali per arrivare ad Ankara. Durante il tragitto Silvia e Sara hanno potuto osservare ciò che stava accadendo nelle città di Dana e Iskenderum, in italiano Alessandretta. «C’era una nube nera di fumo provocata probabilmente dall’incendio di un container nel porto».

Nell’autobus erano le uniche ragazze italiane, gli altri passeggeri probabilmente tutti turchi. Giunte ad Ankara, con l’aiuto di un’amica del posto sono stata accompagnate in una “guest house” dove ora sono salve e in sicurezza. Il loro appello è per la popolazione siriana, tantissime persone povere ed emarginate a cui sono state bloccati aiuti e soccorsi. «Siamo indecise se rientrare in Italia – dicono all’unisono le ragazze – vorremmo tornare a Kilis per aiutare le persone che conosciamo, ma vedremo come si evolverà la situazione», concludono le studentesse.

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