“Palloni spia” cinesi o Ufo? Una pista porta all’Area 51 e al ritrovamento dei marziani “umani”

14 Feb 2023 16:33 - di Luca Maurelli

Palloni metereologici, sonde spia, droni circolari o qualcos’altro, magari dischi volanti mandati da civiltà aliene in vista di uno sbarco sulla Terra? Il traffico sui cieli americani, in questi giorni, ricorda quello sul Lungotevere a ora di pranzo, ma in quel caso, almeno, si sa a chi dare la colpa mentre in America i dubbi su cosa siano quegli “oggetti volanti non identificati” riportano alla mente i finti allarmi di invasioni marziane del leggendario Orson Welles.

Palloni spia o Ufo? Un libro svela una pista che porta all’Area 51

La pista principale seguita, in questi giorni, è quella “militare”, quella delle provocazioni o delle “spiate spaziali” dei cinesi, ma  dietro potrebbe esserci altro: una “guerra fredda psicologica”, come negli anni Cinquantam sull’asse Mosca-Pechino.
Intanto gli “Ufo” aumentano di numero e il Pentagono continua ad inseguirli nei cieli cercando di abbatterli senza sapere esattamente di cosa si tratti, come ammettono candidamente i generali nei breafing con la stampa limitandosi a escludere la pista marziana. Un clima di mistero che negli Usa inizia ad alimentare la suggestione dei “marziani” in arrivo sul Pianeta Terra. Accadde più o meno la stessa cosa nel 1947, quando a Roswell, in New Mexico, furono rinvenuti i rottami di un “disco volante”, poi ridimensionato al rango di “pallone meteorologico”, ma dal quale, secondo immagini, reportage e testimonianze più o meno veritiere, si nascondevano i corpi di quattro “piloti”, dalle forme mostruose, bambini deformati che secondo alcuni sarebbero stati degli alieni in missione segreta. Quei rottami, e quei corpi, ammesso che esistano, furono conservati nella famigerata Area 51, in Nevada, una zona militare off limits dove gli scienziati americani sperimentavano armi nucleare, ma non solo: anche aerei “invisibili” come lo Stealth, strumenti radar e armamenti sofisticati in vista di un futuro conflitto mondiale con la superpotenza di allora, l’Unione Sovietica.

Il disco volante di Roswell e i “marziani” ritrovati

Ma che collegamento c’è tra i “palloni spia” della Cina, ammesso che arrivino da lì, e la “fobìa” popolare su una possibile invasione degli alienti e la leggenda del “disco volante” di Roswell? Nessuno, in apparenza. tanti, invece, spulciando un libro di una famosa giornalista americana, che qualche anno fa aveva svelato i segreti dell’Area 51 formulando un’ipotesi inedita, e inquietante, anche sull’incidente di Roswell. Per chi crede nei “marziani”, tutto pane per i loro denti. Per gli scettici curiosi, ipotesi interessanti quantomeno da approfondire, quelle contenute nel libro di Anna Jacobsen, “Area 51. La verità, senza censure, che il New York Times definì “sensazionale inchiesta”.

Quel libro, per la prima volta, ricostruiva in chiave non fantascientifica le funzioni della zona chiusa al resto del mondo (e che non compare nemmeno sulle carte geografiche), attribuendogli un ruolo determinante nello studio e nel collaudo degli armamenti nucleari. E non solo. “Questo libro racconta solo storie vere. Nessun personaggio citato è di fantasia”, è l’incipit della reporter del Los Angeles Times Magazine.

Oggi quell’inchiesta potrebbe aiutarci a risolvere il dilemma dei “palloni spia”, forse cinesi. Che potrebbero essere non alieni, non spia, non militari, ma il prodotto di una strategia di “guerra psicologica” già cara a Stalin: la destabilizzazione della pubblica opinione del nemico attraverso la suggestione di un “nemico” misterioso in grado di penetrare le difese degli americani, un nemico senza nome, invisibile, spacciato per alieno, per minaccia ultraterrena, come nella “Guerra dei mondi”.  Come per Roswell nel 1947, quando iniziava la “guerra fredda” tra Usa e Urss e secondo Anne Jacobsen anche “la guerra di nervi”.

“Piloti deformi e piccoli come bambini nel velivolo

“Dopo la seconda Guerra mondiale il governo americano assunse e protesse gli scienziati nazisti sulla base della considerazione che erano  i migliori del mondo e che le loro conoscenze erano necessarie per far progredire la scienza e preparare la prossima guerra. Nel farlo, l’America strinse un patto col diavolo… Nel 2011 rimangono ancora classificate circa seicento milioni di pagine di documenti relativi all’uso post bellico delle conoscenze scientifiche dei tedeschi, inclusi parecchi fascicoli relativi all’Area 51…” scrive la Jacobsen. Un patto del diavolo che potrebbero aver fatto, con i nazisti, anche i russi, secondo l’inchiesta. Un “patto” con il dottor Mengele, in particolare.

Ma cosa accadde a Roswell? Atterrarono davvero i marziani? “La base 51 fu costruita nel 1955, dopo l’incidente del velivolo precipitato in New Mexico, a Roswell, che si schiantò nel 1947. Tutti coloro che furono coinvolti direttamente nell’accaduto sono morti.  Come fa con l’Area 51, il governo degli Usa si rifiuta di ammettere che l’incidente di Roswell si sia mai verificato, eppure si verificò, secondo la testimonianza di un uomo intervistato durante i 18mesi che ci sono voluti per scriverete questo libro… era uno degli ingegneri di punta della EWg&G che curava la realizzazione di Area 51…”.

Anne Jacobsen ricostruisce così tutti i tentativi di recuperare i resti del “pallone meteorologico”, che a suo avviso era un vero e proprio disco volante, ma non di origine aliena, attenzione. Costruito dagli esseri umani, i russi. “L’incidente coinvolse un disco, non un pallone meteorologico, come affermò in seguito l’aeronautica militare Usa. E la squadra d’intervento nella base di Roswell non trovò solo i rottami di un velivolo bensì anche due punti d’impatto e dei corpi. Non erano alieni. Né avieri consenzienti. Erano cavie umane, insolitamente piccole per essere dei piloti, sembravano bambini. Erano alti un metro e cinquanta. Fisicamente i corpi degli avieri si rivelarono un rompicapo anatomico: erano deformi in modo grottesco, ma tutti allo stesso modo. Avevano la testa troppo grande e occhi enormi e dalla forma anormale. Una cosa era chiara: quei bambini, se di bambini si trattava, non erano esseri umani sani… Una seconda cosa fu scioccante: due di loro erano in coma ma ancora vivi…”.

Il ruolo di Stalin e la “guerra dei nervi” con gli Usa

Li mandava l’Urss, secondo la giornalista americana, per spaventare il nemico. “Il velivolo precipitato era stato mandato da Stalin, con i caratteri cirillici stampati o incisi in un anelol che correva all’interno del veicolo… I bambini? Perché avevano la testa così grossa e gli occhi deformi? Agli ingegneri venne detto che secondo alcune voci quei bambini erano stati rapiti dal dotto Joseph Mengele, il nazista pazzo noto per aver condotto ad Auschwitz interventi chirurgici indicibili anche sui bambini. Mengele aveva fatto un patto con Stalin, che gli aveva offerto la possibilità di continuare a fare esperimenti di eugenetica in cambio di equipaggi di avieri piccoli e deformi, messi sui velivoli diretti in New Mexico… il piano era che uscissero dal disco volante e fossero scambiati per visitatori marziani, ne sarebbe conseguito il panico. Il sistema radar degli Usa sarebbe stato sopraffatto dagli avvistamenti dei falsi Ufo… Del resto, Stalin era un maestro nella  propaganda per manipolare i sentimenti della gente”.

Un’inchiesta, quella della giornalista americana, che darebbe fondamento alla pista della “guerra di nervi” a colpi di “palloni” da parte di uno stato straniero, non necessariamente la Cina, nei confronti degli Usa. Suggestioni, leggende, fantasie, forse. Ma intanto il Pentagono di quei palloni non sa nulla, ed è costretto a smentire la pista dei marziani, per la prima volta nella sua storia.

Il video del Pentagono che smentisce l’ipotesi dei “marziani”

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