La vicenda Fazzolari grida vendetta: “Ignorata la mia smentita, pratica da Corea del Nord”

8 Feb 2023 9:37 - di Antonella Ambrosioni
Fazzolari

Semplice storia triste: una proposta mai fatta viene trasformata dalla capacità manipolatrice della sinistra in una verità, in una balla colossale, per imbastire una polemica che dura per giorni. La “rappresentazione” della realtà  supera la verità e la correttezza dei fatti. Quanto sta accadendo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, è emblematico di una deriva, del confine labile tra la verità e una bufala, quando la “narrazione” di parte intende farsi verità. “E’ un metodo da Corea del Nord“, ha dichiarato Fazzolari in una intervista all’Adnkronos. Nonostante il sottosegretario alla presidenza del Consiglio al mattino presto di martedì (come documentato dal Secolo d’Italia) abbia smentito quanto attributogli da ‘La Stampa’ in merito all’idea del tiro a segno da insegnare a scuola, per buona parte della giornata il dibattito è ruotato attorno a quello che è a tutti gli effetti una notizia “inventata”.

Fazzolari: “Quanto accaduto è un salto di qualità preoccupante”

“Quanto accaduto è molto grave ed è un salto di qualità molto preccupante“, è la reazione del sottosegretario a tutta la canea della sinistra divampata intorno a una non verità. “Gli elementi sono due: un giornale rivendica il diritto a virgolettare qualunque dichiarazione senza fornire prove;  e, anzi, chiedendo all’interessato di fornire le prove che quanto scritto non sia vero… Roba da Corea del Nord o da Unione Sovietica, non certo da democrazia occidentale”. La questione deontologica messa in campo dal sottosegretario dovrebbe indurre a un’approfondita riflessione. Continua il ragionamento Fazzolari: in tal modo “l’opposizione perde totalmente credibilità, perché si appiglia ad una polemica malgrado una smentita pronta e completa. Per questo, anche per porre argine a questo scempio, presenterò – ha ribadito- una querela nei confronti del giornalista, del giornale e di tutti coloro che non hanno tenuto conto della smentita”.

Fazzolari: “La Stampa rivendica la bontà delle sue fonti. Non mi resta che la querela”

E se qualcuno possa ritenere eccessivo ricorrere alle vie giudiziarie nei confronti della stampa, Fazzolari ha replicato: “E che devo fare? La direzione del giornale rivendica la bontà delle sue fonti, anche se è evidente che il giornalista non era presente; la mia richiesta di smentita? Bene, se la testata la pubblica con la stessa evidenza in prima pagina, come la notizia che appunto ho smentito… E se invece finisce in un trafiletto?”. Ha ragione da vendere il sottosegretario. Altro che trafiletto.. La Stampa di Massimo Giannini persevera nella sua tesi, anzi cercando punti di contraddizione nella parole del sottosegretario. E Repubblica dedica a Fazzolari paginate e ritratti a dir poco ridicoli (e inaccettabili) tesi solo a screditarlo. Il quotidiano si arramopica sugli specchi per sostenere una verità che non c’è, andando fino in Polonia: dove una proposta analoga (secondo il quotidiano) – il tiro a segno nelle scuole- sarebbe portata avanti dal Pis, partito gemellato con FdI.

“Mai proposto il tiro a segno nelle scuole”

La verità e la correttezza dei fatti bisogna andarla a trovare nelle parole di Fazzolari stesso: “Un ottimo segnale la faccenda che per attaccare il governo Meloni si devono ridurre a inventare false notizie. Questa, mi creda, è un’ottima “notizia” per noi…». La falsa attribuzione di un fantomatico piano di insegnamento di tiro a segno nelle scuole è un clamoroso autogoal dei nemici dell’esecutivo, sostiene, intervistato da Libero oggi in edicola.  Questa idea di portare gli studenti al poligono di tiro – così è stata raccontata la balla- ” è una proposta che non ho mai fatto- spiega forte e chiaro-. “Ci mancherebbe. Reputo molto più utile che i ragazzi facciano attività sportive funzionali alla loro fase di crescita come il nuoto o l’atletica. Mai pensato o proposto di introdurre il tiro a segno nelle scuole”. ecco come sono andate le cose e su cosa verteva la discussione  con il generale Franco Federici, consigliere militare del presidente del Consiglio:

“Di cosa ho parlato con il genrale Federici”

“Due questioni. La prima, come migliorare l’addestramento delle nostre forze armate e di polizia. Purtroppo anni di tagli di risorse, di personale e di tempo dedicato all’addestramento hanno fatto sì che si sia prestata sempre meno attenzione a questo aspetto fondamentale. La seconda questione, della quale ho già parlato con il ministro Abodi, è quella di immaginare percorsi preferenziali per l’inserimento nelle forze armate e di polizia di atleti che svolgono discipline reputate attinenti all’attività di questi corpi. Basti pensare al paracadutismo, alla subacquea, all’alpinismo, altiro: tutte discipline dove abbiamo atleti di altissimo livello ma per i quali non esiste un percorso privilegiato per l’ingresso nelle forze armate e di polizia». Più chiaro di così non si potrebbe.

“In Corea del Nord o in Urss bisognava portare le prove di innecenza…”

Eppure per il direttore della Stampa questa  versione è falsa. Il “virgolettato” docet, secondo questa interpretazione: virgolettare qualcosa che il protagonista non ha detto e pretendere pure che le fonti siano attendibili senza dichiararle. E qui veniamo al “metodo” che Fazzolari indica: «In Corea del Nord, così come nell’Unione sovietica che molti a sinistra rimpiangono, funzionava così: era compito della persona accusata portare le prove della sua innocenza. Con questo metodo da domani chiunque potrà attribuirmi qualsiasi cosa, senza prove, senza riscontri. Anche che nel segreto dell’urna ho votato Pd: più che smentire che posso fare? Certo modo di fare giornalismo, senza prove, è la fine del giornalismo. Ma in Italia, ancora, per fortuna non vige il regime comunista che loro rimpiangono. Quindi sarà il direttore Giannini a dover portare le prove delle sue false affermazioni. E lo farà davanti a un tribunale».

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