Prodi dà una stangata al Pd: «Per ora vedo solo schermaglie». E Bersani “non perdona”

25 Gen 2023 9:48 - di Fulvio Carro
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Che cosa deve fare il Pd per tornare ad avere un senso di marcia? «Non chiedetelo a me». Non è “morbido”, Romano Prodi, nel suo giudizio su quanto sta accadendo in casa dem. «Sto seguendo con estrema attenzione il dibattito in vista del congresso. E lo vedo adesso entrare anche nei contenuti. Finora ci sono state più schermaglie che dibattiti sui contenuti. Poi non lo so, non ho idea di come poi venga ad articolarsi. Per ora è uscita una buona educazione, che non è poco, molta convergenza. Però ancora non vedo una battaglia precisa sui contenuti ma siamo ancora all’inizio di questo schema».

Pd, Prodi: «Tenteranno di impadronirsi del vincitore»

«Siamo ancora in una fase iniziale. Come capita di solito in questi congressi alla fine poi ci sarà chi tenterà di impadronirsi del vincitore. Il problema grosso non è come va a finire ma se colui o colei che vince poi esercita la forza sufficiente per rinnovare». Ma di rinnovamento se ne vede ben poco. E Bersani, a sua volta, si toglie qualche sassolino dalla scarpa.  «Solo il 9% degli iscritti dice che il segretario è il problema del Pd», afferma ospite di Lilli Gruber. «Detto questo, io voterò la posizione più convincente su due punti: uno, su come va avanti il processo costituente di allargamento del partito. Due, qual è la proposta per avviare un’alternativa alla destra, sia sul lavoro che sullo schieramento».

Bersani, Eli Schlein e Articolo Uno

Elly Schlein? «Ha degli elementi di innovazione significativi», dice Bersani. «Ma anche lei dovrà dire più chiaramente quello che vuol fare su questi due punti. Noi di Articolo Uno siamo usciti – o meglio, siamo stati cacciati – ma non siamo mai andati via. Abbiamo sempre dato una mano. Io sarei prontissimo a iscrivermi al nuovo Pd. Dopo questa fase costituente e l’elezione di un segretario che compia però questi passi, perché andare avanti significa allargare».

Pd, De Micheli: basta oligarchie

«Se ci sono solo sostituzioni di gruppi dirigenti magari più con più donne rispetto ad ora, non basterà». Lo dichiara Paola De Micheli in un intervento alla conferenza delle donne Pd con gli altri candidati alla segretaria dem. «Se c’è una questione su cui elettori e iscritti ci mettono con le spalle al muro è quello della credibilità. E questo riguarda anche le donne nel Pd. Ci siamo definiti un partito femminista ma senza le scelte concrete conseguenti. E questo mina alla radice l’idea che noi possiamo essere davvero un partito femminista e che si occupa a delle donne quando le donne non cono ai vertici del partito». Di conseguenza,  «va cambiato il modello oligarchico di questo partito, che vive di poco consenso e di tanta cooptazione, che non valorizza le donne che hanno consenso nel territorio».

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