Nomine, il Pd si lamenta ma Franceschini e Orlando ne hanno fatte più di 30 a Camere sciolte

9 Gen 2023 8:29 - di Redazione
Pd

Un’inchiesta del quotidiano la Verità, realizzata da Claudio Antonelli e Daniele Capezzone, smaschera l’ipocrisia del Pd sulle nomine. Da sinistra infatti si levano lamenti e piagnistei per lo spoils system attuato dal governo Meloni ma – scrive appunto La Verità – non si tiene conto dello scandalo dei ministri uscenti del vecchio governo.

L’inchiesta del quotidiano La Verità

I quali “a Camere sciolte (cioè dopo il 21 luglio scorso), e in qualche caso perfino in piena campagna elettorale o a elezioni già avvenute” hanno fatto ben 82 nomine in zona Cesarini.

Assegnazioni di incarichi “disposti da nove ministri di punta del governo guidato da Mario Draghi: Elena Bonetti (1 nomina), Luigi Di Maio (11 nomine), Luciana Lamorgese (3 nomine), Dario Franceschini (18 nomine), Marta Cartabia (3 nomine), Patrizio Bianchi (1 nomina), Roberto Cingolani (4 nomine), Andrea Orlando (16 nomine), Roberto Speranza (16 nomine), Lorenzo Guerini (6 nomine), e infine 3 nomine in condominio tra Mef e Mur”.

In cima alla classifica i ministri Franceschini, Orlando e Speranza

I più sfrontati sono stati, come ci dicono i numeri, Franceschini, Orlando e Speranza. Rilevanti inoltre le 109 assunzioni di Vittorio Colao.

“Intendiamoci bene – scrivono Antonelli e Capezzone – in qualche caso, si tratta di incarichi che erano già in itinere e che magari sono stati formalizzati dopo lo scioglimento delle Camere. Ad esempio, tutte le nomine del comparto Difesa sono frutto di valutazioni tecniche avvenute ben prima della caduta del governo. In altri casi, si può agevolmente concedere che si sia trattato di atti dovuti. In altri casi ancora, sono state scelte persone meritevoli. Ma, al netto di queste eccezioni, siamo di fronte a uno scandalo in termini di opportunità politica”.

Smascherata l’ipocrisia del Pd

Siamo alle solite: alla sinistra tutto è concesso nel silenzio generale, senza che nessuno si scandalizzi. Mentre alla destra, il cui governo è legittimato dal voto popolare, non è consentito governare. Anche l’inchiesta della Verità va a confortare, insomma, la battuta – ironica ma veritiera – di Guido Crosetto. Quelli che si lamentano delle nomine del governo Meloni  vorrebbero cambiare la Costituzione e scrivere che la sovranità non appartiene al popolo ma al Pd.

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