Will Smith: «Lo schiaffo all’Oscar? È stata rabbia repressa». E parla di “una notte orribile”

29 Nov 2022 13:49 - di Mia Fenice
Will Smith

Will Smith ha spiegato che è stata la rabbia repressa (in americano l’attore ha usato letteralmente il termine “imbottigliata”) a portarlo a schiaffeggiare Chris Rock durante la notte degli Oscar nel marzo scorso.

Intervistato per la prima volta dopo l’incidente, ospite al The Daily Show con Trevor Noah, Smith ha parlato di quel giorno coma di “una notte orribile”. «Stavo affrontando qualcosa quella notte, sai? Non che questo giustifichi affatto il mio comportamento», ha detto senza però mai chiarire quale problema lo affliggesse in quelle ore. Smith era salito sul palco sferrando uno schiaffo al presentatore che aveva appena fatto una battuta sulla testa rasata della moglie di Smith, Jada Pinkett Smith, che soffre di alopecia. L’attore aveva già detto dopo l’incidente che non era stata la moglie a chiedergli di intervenire.

«È stata una notte orribile»

«Quello che direi è che non sai mai cosa sta passando qualcuno», ha detto, senza approfondire a cosa si riferisse. L’intervista nel talk show televisivo statunitense a tarda notte è stata la prima occasione in cui Smith ha risposto a domande sull’episodio. «Capisco quanto sia stato scioccante per le persone… sono andato fuori. Quella era una rabbia che era stata repressa per molto tempo», ha detto. «È stata una notte orribile, come puoi immaginare», ha aggiunto l’attore che era ospite del programma per promuovere il film Emancipation, che uscirà la prossima settimana e potrà dunque concorrere per gli Oscar del prossimo anno.

Smith non potrà partecipare agli Oscar per dieci anni

Smith ha detto che lo “uccide” il pensiero che il suo nuovo film possa essere danneggiato dalle sue azioni. Al 54enne è stato vietato di partecipare agli Oscar per dieci anni. L’attore si è anche dimesso dall’Academy, che organizza la cerimonia. «La mia preoccupazione più profonda è per la mia squadra. Per alcune persone del team del film questo è il lavoro finora più importante della loro carriera e la mia più profonda speranza è che le mie azioni non penalizzino la mia squadra».

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