Nov 16 2022

Annalisa Terranova @ 08:24

Meloni con la figlia al G20, i predicozzi delle femministe disturbate dall’esibizione di maternità

Le donne progressiste fanno la morale a Giorgia Meloni. Ha portato con sé la figlia di 6 anni al G20 di Bali. Scandalo. Qualcosa le disturba e, forse, le umilia. Quel segnale che capovolge l’ottica con cui si guarda alla conciliazione dei tempi delle lavoratrici-madri le offende. Perché loro, tutte loro, la figlia l’avrebbero lasciata alla bambinaia. Per imitare il modello virile e algido del leader tutto politica e niente famiglia. Si tratta di confrontarsi con i grandi del mondo, mica di stare ad ascoltare le lagne della ragazzina.

Le femministe fanno la morale alla premier madre

Invece Giorgia Meloni le ha di nuovo lasciate di stucco. Così ieri Assia Neumann Dayan, sulla Stampa, scriveva con una certa stizzosa riprovazione che “le operaie non si portano i figli in fabbrica, chissà come mai. In Italia le donne che lavorano sono paradossalmente quelle che se lo possono permettere, o quelle che hanno i nonni disponibili”. Insomma queste firme “de sinistra”, prima tutte preoccupate che Meloni volesse riportare le donne in ciabatte e ai fornelli, adesso alzano il sopracciglio se una premier fa anche la madre. Questa ostentazione di maternità le manda al manicomio. Le rende biliose. “Sono piuttosto certa – scrive ancora Assia Neumann Dayan – che Meloni non avrebbe problemi a colloquiare con la Cina mentre aiuta Ginevra a fare le sottrazioni, sperando che non confonda le parti. Tutte le mamme lo fanno, lo fa anche lei. Certo, io se fossi in lei mi farei questi tre giorni a Bali tra adulti, figlia mia scusami ma mamma sta salvando l’Italia, se hai bisogno chiedi a papà, torno presto, lavati i denti”.

Le lezioncine sulla qualità del tempo dedicato alla maternità

Oggi è Claudia De Lillo su Repubblica a bacchettare Giorgia Meloni con un concentrato davvero maschilista di luoghi comuni. “Perché quindi, in quei quasi quattro giorni che richiedono ogni energia mentale, fisica ed emotiva di un capo di Stato, Giorgia Meloni ha scelto di prendere su di sé il carico – gratificante, inevitabile, pesantissimo – di una figlia al seguito? Non per passare con lei del tempo di qualità che difficilmente è contemplato dal protocollo. Non per mancanza di alternative familiari o professionali deputate al temporaneo accudimento. E allora perché? Probabilmente lei, che ricordiamo «donna, madre e cristiana», ritiene che la vicinanza alla figlia sia prioritaria, perché la presenza materna è un valore non negoziabile, anche quando lo Stato richiede alla propria leader 48 ore di coinvolgimento e attenzione assoluti”.

“Ma è vera presenza materna – continua Claudia De Lillo – quella condivisa con Modi e Biden o strappata a un bilaterale con Erdogan? Anni fa avremmo plaudito a una donna che tiene tutti i pezzi insieme e ostenta la propria maternità mentre governa, perché non c’è imbarazzo ma solo orgoglio nell’essere madri. Oggi abbiamo imparato che la conciliazione, per consentire alle donne di volare, va declinata altrimenti. C’è un tempo del lavoro e c’è un tempo dell’accudimento”. E niente, non ce la fanno a non alzare il ditino per la loro stucchevole lezioncina.

La sinistra non sa apprezzare i segnali di cambiamento che Giorgia Meloni incarna

Eppure Meloni non è sembrata affatto “distratta”. Martedì ha visto a Bali Scholz, Michel, Biden e Erdogan. Oggi vedrà il leader cinese Xi Jinping. E non certo mentre faceva i compiti con la figlia. Anziché dipingerla come una privilegiata, come una madre coi sensi di colpa, come una che non sa distinguere il privato dal pubblico si dovrebbe riconoscere che nell’unicum della sua esperienza di donna-madre-premier la scelta di portare la figlia piccola a un vertice internazionale manda un segnale di fortissimo cambiamento. Anche della mentalità con cui si guarda alle donne di vertice: posso fare bene il mio lavoro anche se penso ai miei figli. Un fatto non proprio piccolo, non uno scherzo. Un esempio per tutte le donne e anche per chi deve legiferare sulla conciliazione dei tempi. Ma più la Meloni sorprende (e le sorprende) col suo femminismo conservatore, più le femministe antichiste si adirano e stillano livore. Peccato. Un’altra occasione persa: o per tacere o per riflettere.