La “rivoluzione contabile” dei 5Stelle. Il partito vuole tutto per sé: addio alle donazioni ai cittadini

24 Nov 2022 15:37 - di Alessandra Parisi

Addio alle donazioni dei deputati grillini a favore della collettività. Uno dei cavalli di battaglia storica del movimento 5Stelle. Con l’era Conte si cambia. Duemila euro al partito secchi ogni mese, ma niente più versamenti per le restituzioni. Cioè le donazioni effettuate dai parlamentari per sostenere progetti a favore della collettività. Rinunciando a parte di indennità e diaria.

Restyling contabile: niente donazioni ai cittadini

L’ipotesi al vaglio del Comitato di garanzia (Roberto Fico, Laura Bottici e Virginia Raggi)  prevedrebbe un’unica donazione secca mensile degli eletti 2.000 nelle casse del partito. Poi si vedranno le modalità e gli importi per opere da destinare ai cittadini. “A seconda dei margini di spesa disponibili”. Se la rivoluzione dovesse andare in porto, si tratterebbe di una novità epocale. All’insegna della sbandierata guerra ai privilegi finora i parlamentari erano tenuti a versare 1.500 euro mensili al fondo per le restituzioni. E  1.000 al partito. “Non fate una vita francescana ma tutto quel che avanza donatelo alla collettività”, disse Beppe Grillo nella prima assemblea in un hotel capitolino.

Duemila euro al partito e niente restituzioni alla comunità

Ma non è l’unica novità: per il ruolo istituzionale ricoperto la ‘casta’ grillina dovrebbe percepire l’indennità di carica. Finora destinata alla collettività. Anche in questo caso i due terzi del tesoretto dovrebbe finire nelle casse di via di Campo Marzio. Sul tappeto anche l’ipotesi di scontare dell’80% la restituzione dell’assegno di fine mandato che finora, come stabilito agli albori del movimento da Grillo e Casaleggio,  spettava per intero al movimento.

Sconto dell’80% del Tfr per tenere buoni gli uscenti

Tre legislature fa, quando il M5S approdò in Parlamento, il ‘tesoretto’ del Tfr andava reso per intero. Poi Luigi Di Maio, da capo politico, intervenne sulla norma, ‘sforbiciando’ la restituzione di un terzo. Due terzi alla comunità, un terzo ai parlamentari. Un bel sacrificio comunque per il parlamentari. Tanto che oggi di fronte alle proteste della  maggior parte dei 46 uscenti i vertici di Campo Marzio stanno riflettendo sullo sconto chiedendo per il partito ‘solo’ il 20% del Tfr. Un brutto colpo per le casse del movimento  (che vedrebbe assottigliarsi le entrate da 44mila a 8mila euro a deputato), soprattutto in una stagione di rilancio della segreteria Conte. Che intende strutturale pesantemente il partito sul territorio. Nulla però è ancora deciso, anche perché sembrerebbe che l’ex sindaco di Roma, Raggi, abbia sollevato molte obiezioni bloccando la ‘rivoluzione contabile”.

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