Parlamento, nuovi gruppi al via. Scintille Pd-Terzo polo sui posti negli uffici di presidenza

17 Ott 2022 18:37 - di Redazione
Terzo polo

Formati i gruppi parlamentari (il termine per l’adesione degli eletti scadeva oggi), prende il via il percorso che porta alla nascita del nuovo governo. Per l’opposizione, però, la nuova legislatura nasce sono sotto il segno delle polemiche, specie tra Pd e Terzo polo. Da un punto di vista pratico, il primo nodo da sciogliere è l’elezione dei capigruppo. Per domani, alle 14 e alle 15, è fissata rispettivamente la convocazione dei gruppi di Senato e Camera. Domani pomeriggio, insomma, i gruppo saranno pienamente operativi. A guidare i senatori del Terzo polo sarà Raffaella Paita mentre Matteo Richetti sarà il suo omologo a Montecitorio.

Capigruppo: dai dem scelte al femminile

Alchimie più complesse, invece, per il Pd. Si parte dei, anzi delle capigruppo attuali, Debora Serracchiani alla Camera e Simona Malpezzi al Senato. Intanto ferve l’attesa delle matricole. «A me non hanno fatto sapere nulla, staranno ancora discutendo», ammette un peones dem aggirandosi in un Transatlantico deserto. La scelta sui capigruppo non è semplice perché è legata a quella dei nuovi vertici delle Camere. E qui la questione si complica perchè serve l’accordo tra le opposizioni. Accordo che, almeno tra Pd e Terzo polo, non c’è. Si sa solo che il Pd farà scelte al femminile, così come auspicato da Enrico Letta. Le alternative per gruppi (Anna Ascani alla Camera e Valeria Valente o Anna Rossomando al Senato) dipendono anche dalle nuove presidenze del Parlamento.

Il Terzo polo: «No a spartizione Pd-M5S»

I dem si aspettano un vicepresidente e un questore per ramo. In deciso calo, alla Camera, le quotazioni di Alessandro Zan come “anti-Fontana“. Ma tutto si è complicato, appunto, in forza dello scontro Pd-Azione. «Se Pd e 5Stelle ci tengono fuori ci rivolgiamo al Capo dello Stato», avverte Matteo Renzi. Mentre Carlo Calenda già fa sapere che «in caso di spartizione» il Terzo Polo non parteciperà alla votazione. Minacce che però i dem derubricano a tattica. Lo spiega così Francesco Boccia: «Con i numeri che hanno possono avere gli incarichi elettivi, una vicepresidenza è un po’ troppo». Tutto chiaro? Nemmeno per sogno, come conferma il commento della Paita: «Boccia vaneggia».

 

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