“Cara Liviuccia”, il divo Giulio raccontato dai figli. Le lettere private di Andreotti alla moglie

1 Ott 2022 16:20 - di Sara De Vico

“Cara Liviuccia”, è il titolo del libro ‘molto’ personale su Giulio Andreotti curato dai figli del sette volte presidente del Consiglio. Ne esce un ritratto inedito del divo Giulio, lontano dai decennali luoghi comuni , che restituisce i tratti più intimi e umani del leader democristiano. Ma anche un affresco della Roma del primo dopoguerra.

“Cara Liviuccia”, esce il libro curato dai figli di Andreotti

“Ci stiamo dedicando alla memoria di nostro padre. Questo è un libro molto personale, che darà una immagine diversa da quella stereotipata di nostro padre”. A dirlo è Stefano Andreotti, figlio di Giulio e curatore con la sorella Serena del volume fresco di stampa edito da Solferino. Presentato oggi da Giuseppe De Rita, Gianni Letta e Barbara Palombelli. Si tratta di una raccolta di lettere di Andreotti, morto a 94 anni il 6 maggio 2013, alla moglie Livia Danese scritte nei mesi estivi in un periodo che va dal ’46 al ’70. Lettere in cui il leader Dc, più volte premier, si rivolge alla moglie con espressioni intime. Come ‘ciao ostrica’, ‘cara mogliettina’, ‘caro scoglio’ e la saluta con un ‘ti bacio con affetto più alto delle piramidi’.

Le lettere scritte alla moglie Livia dal ’46 al ’70

“Cara Liviuccia, non preoccuparti per me. Ho raramente il mal di testa piccolo, mentre quello grande l’ho avuto solo sabato mattina, legato alla cena della notte precedente. Del resto, esiste la grazia di stato di cui sono testimone ormai da tanti anni…”.  “È un libro che riporta alla Roma del dopoguerra. In cui la sera dopo cena si passeggiava e in cui la dimensione del mangiare era importantissima”, ha spiegato De Rita, che ha firmato la prefazione. Non a caso in Cara Liviuccia si ritrova  un menù infinito, ‘oggi ho mangiato questo e quello’. Ma noi eravamo ex morti di fame, quella era una classe dirigente che si rifugiava dal suo mondo”. Andreotti è un romano del dopoguerra – continua De Rita – gli piacevano i cavalli, gli piaceva giocare ai cavalli, i gialli, aveva scoperto la birra, usava la Prep. “Quando De Gasperi viene punto da una zanzara Andreotti lo cura con la Prep. Nelle lettere – continua De Rita – ho sentito la fame, la voglia di vivere e crescere. Un mondo in parte disordinato in parte controllato che è stato un bel mondo, molto sano”.

Un ritratto inedito del leader Dc oltre gli stereotipi

La Palombelli si concentra sulla passione delle persone di Andreotti. “Oggi tutti si interrogano su come ritrovare il rapporto con le persone”, dice la giornalista. “La politica è diventata una vetrina. Ma la politica vera è quella della agenda Andreotti: quanti funerali sono raccontati nelle lettere! Conosceva tantissime persone e diceva, ricevo prima il sindaco di Fiuggi che l’ambasciatore americano. Giulio e Livia si erano conosciuti e amati in un momento di guerra, ragazzini coraggiosi erano stati parte di una comune resistenza molto romana”.

Un personaggio complesso e semplice

Letta definisce Andreotti  “un personaggio straordinario”. Anche nella dimensione più semplice. “Bollato come minimalismo andreottiano, il suo modo di essere era diventato un difetto. Questo libro – dice il segretario del Pd –  fa giustizia di questo aspetto. Rivela un Andreotti inedito, intero e vero. La dimensione pubblica non era la sola che poteva spiegare un personaggio complesso come Andreotti”.

 

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