Stefania Craxi sul suicidio di Moroni: «Un periodo oscuro con cui deve fare i conti la sinistra»

1 Set 2022 12:03 - di Emanuele Valci
stefania craxi

Fu una tragedia umana e politica. Stefania Craxi ricorda la morte di Sergio Moroni, il parlamentare socialista che nell’estate del 1992 – dopo essere stato raggiunto da due avvisi di garanzia – si tolse la vita. «Fu un periodo oscuro della nostra storia repubblicana con cui ancora una parte del Paese deve fare i conti. In particolare deve fare i conti il centrosinistra, che di quella brutta storia è stato uno dei protagonisti inoculando nel sistema politico il moralismo militante. Ovvero il giustizialismo che ancora inquina la politica italiana».

Stefania Craxi: «Ricordo ancora le lacrime di mio padre»

La presidente della commissione Esteri di palazzo Madama fa riferimento proprio alle parole di Moroni : “Forze oscure che coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la pulizia” (contenuto nella lettera destinata all’allora presidente della Camera dei deputati, Giorgio Napolitano, per spiegare le ragioni del suo suicidio). Stefania Craxi all’Adnkronos commenta: «Quando parlo di periodo oscuro mi riferisco a questo. Ricordo ancora le lacrime di mio padre alla morte del compagno Moroni».

Le conseguenze dello squilibrio tra poteri

«Si è creato in quel momento – sottolinea la parlamentare – uno squilibrio tra poteri». A questo squilibrio «occorre opporre rimedio per una sana vita democratica, restituendo alla giustizia il ruolo che deve avere. Ossia, un servizio a tutela della ragione del cittadino. Purtroppo – rammenta – a quella rivoluzione giudiziaria il sistema mediatico partecipò, creando un circuito perverso che distrusse il sistema politico. Mentre la politica va fatta con le armi della politica, ovvero contrapponendo proposte o visioni del paese, ma non certo demonizzando l’avversario politico. Un vizio ancora coltivato da questa sinistra».

Stefania Craxi: «Ridare a Sergio l’onore che merita»

«A Sergio Moroni – sollecita Stefania Craxi – va ridato l’onore che merita, sperando che il suo sacrificio e quella terribile lettera di denuncia, a cui risposero le parole orribili di un magistrato che disse “qualcuno ancora per la vergogna si suicida”, non restino vane». Perché «la storia di questi 30 anni – conclude – dimostra ciò che Sergio scrisse nella lettera a Napolitano: “Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da ‘pogrom’ nei confronti della classe politica”».

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