L’onda Meloni travolge il femminismo: ora nei partiti le donne sgomitano. E Il Pd invoca l’anti-Giorgia

29 Set 2022 16:16 - di Annalisa Terranova

Chi è che aveva detto che una donna premier non serviva alle donne? Ah sì. Elly Schlein. Una che ha capito poco o nulla del processo che la vittoria di Giorgia Meloni ha messo in moto. E del quale persino lei, una che scrive i volantini con lo schwa, potrebbe beneficiare.

Nel Pd pare che Letta si sia messo in testa che lo slogan “speriamo che sia femmina” potrà essere utile al rilancio dem. Scrive Il Fatto che “Enrico Letta avrebbe espresso tra le sue ultime volontà quella di vedere una signora al posto da lui tanto efficacemente occupato fino alla disfatta di domenica. Questo patronage è un po’ fastidioso (non solo per la pesante eredità) e sembra proprio che l’imperativo femminile sia un maldestro tentativo di non sfigurare di fronte alla destra. È in parte una conquista, in parte una sconfitta. Sconfitta perché arriva solo come reazione al partito della reazione; conquista perché, con le buone o con le cattive, bisogna pure sfondare il famoso tetto di cristallo“. Ci prova Paola De Micheli nel Pd. Dice che si candiderà alla segreteria. Dice di non temere la rivale trendissima Elly Schlein. Anzi polemizza: io vado nelle fabbriche, io mi occupo di lavoro, rivendica in un’intervista alla Stampa. Vuole un partito popolare, insomma, non da party in terrazza. E’ tutto un rimuginare assembleare su cosa devono fare le donne di sinistra adesso che una di destra le ha sopravanzate di chilometri e chilometri.

Poi ci sono le femministe ritornate in piazza, che hanno fatto una gigantesca figuraccia: hanno detto che vogliono difendere l’aborto e hanno dimenticato le donne iraniane, quelle che manifestano per Mahsa Amini, quelle che bruciano il velo, quelle vittime della repressione patriarcale, che in Italia non c’è ma da quelle parti c’è eccome. Loro, indifferenti, si concentrano su una richiesta: l’abolizione del diritto all’obiezione di coscienza. Una cosa che spaccherebbe in due un Paese già diviso e già provato da anni difficilissimi. Per il loro isterico fanatismo persino la Boldrini è troppo moscia. Infatti l’hanno cacciata. Giorgia Meloni, nel giorno in cui loro scendevano in piazza, dopo ore e ore di silenzio pubblicava sulla sua pagina un post sulle ribelli di Teheran: “Tutta la mia vicinanza alle coraggiose donne che si battono in Iran e nel mondo per difendere i loro diritti e la loro libertà”. E così, ha dato una lezione a una minoranza chiassosa e distruttiva.

E anche nella Lega, dove prima c’è stato il celodurismo di Umberto Bossi e poi l’indiscusso carisma del Capitano, le donne cominciano a sgomitare. La riprova? «Con una leader donna come Meloni forse avremmo vinto», dice Marialice Boldi, segretaria della Lega in Valle d’Aosta, e unica dirigente nel Consiglio federale del partito. Il suo pensiero lo riporta La Stampa: con una leader donna come lei la Lega avrebbe vinto? «Forse sì, di certo sarebbe stata una novità come lo si è rivelata Meloni per Fdi e in passato lo è stato Salvini per la Lega». Cosa si aspetta dal primo governo guidato da una donna? «Spero dimostri che una donna può essere decisiva. È un’anomalia italiana che non sia successo prima. Lei è brava, e condivido molti suoi principi, anche se nel cuore resto profondamente leghista. Spero che l’esempio di Meloni porti tante ragazze ad avvicinarsi».

Meloni esempio, Meloni modello, Meloni che non viene dal femminismo ma che alla fine ha rivoluzionato la mentalità dei partiti. Mentre voi, care di sinistra, pensate ancora ai bagni gender fluid. O aspettate che un tutore maschio vi dia il la per cantare Bella ciao. 

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