Letta scrive agli iscritti sull’assise dem. Mea culpa e appelli per ribadire: il Congresso non è un casting

30 Set 2022 13:24 - di Chiara Volpi
Letta

A quasi una settimana dal voto, Enrico Letta mette nero su bianco la sua analisi della sconfitta alle urne, enucleando i nodi da sciogliere per provare a ripartire dal Congresso in agenda. Così, nella lettera che il segretario dem dimissionario indirizza agli iscritti e alle iscritte sul Congresso Costituente del Nuovo Pd, Apertura, opposizione, nuova vita, tra bilanci e rammarico non può non elencare il lungo cahier de doleances che grava sulla ripartenza di un partito, uscito fiaccato dalla prova del voto. Una batosta elettorale che oggi, tirando le somme, lo porta a sottolineare come, «in questa campagna scandita da insidie e veleni, si sono manifestati evidenti i limiti della nostra proposta ed è emersa una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana. Sono limiti che ci obbligano a un confronto serissimo e sincero tra di noi».

Letta, in una lettera agli iscritti la cronaca della sconfitta

Non solo uno scollamento interno che ha esposto debolezze e mancanze del partito agli occhi degli elettori, ma anche una profonda mancanza di sintonia con quelle che erano e sono le necessità e «le attese del Paese». Passando per quella che Letta definisce «l’impossibilità – non torno qui sulle responsabilità – di presentarci con un quadro vasto di alleanze». Fino ai nodi di un confronto indispensabile per “ripartire” «su contenuti e volti nuovi» – quelli cioè che sono mancati nell’ultima campagna elettorale del Pd, culminata nella disfatta – il segretario dem ripercorre nella sua missiva agli iscritti la cronaca e le tappe di una sconfitta ardua da metabolizzare.

Mal comune, mezzo gaudio?

«Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente, ma ne usciamo vivi. E sulle nostre spalle c’è oggi la responsabilità di organizzare un’opposizione seria alla destra. Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire ci sono», sottolinea il segretario. Soprattutto in virtù di quello che – in base a una stravagante logica nel segno del “mal comune, mezzo gaudio” – lui stesso definisce «un contesto nel quale tutte le forze politiche principali, tranne Fdi, hanno perso molti o moltissimi consensi rispetto alle precedenti elezioni politiche. Oppure ottenuto risultati molto inferiori rispetto ai proclami».

Letta prova a risollevare il Pd con un “Congresso costituente in 4 fasi”

Una logica “riparatoria” e “consolatoria” che sprona Letta – tra le altre valutazioni esaminate nella lettera – a puntare tutto su «un vero Congresso Costituente che, come proporrò alla Direzione convocata per la prossima settimana, dovrebbe essere articolato in quattro fasi». La prima, spiega, «sarà quella della “chiamata”. Durerà alcune settimane perché chi vuole partecipare a questa missione costituente, che parte dall’esperienza della lista “Italia Democratica e Progressista”, possa iscriversi ed essere protagonista in tutto e per tutto.

Le fasi del Congresso, dalla “chiamata” alle primarie

La seconda fase – prosegue il segretario dem – sarà quella dei “nodi”. Consentirà ai partecipanti di confrontarsi su tutte le principali questioni da risolvere. Quando dico tutte, intendo proprio tutte: l’identità, il profilo programmatico, il nome, il simbolo, le alleanze, l’organizzazione… La terza fase sarà quella del “confronto” sulle candidature emerse tra i partecipanti al percorso costituente. Un confronto e una selezione per arrivare a due candidature tra tutte, da sottoporre poi al giudizio degli elettori. Infine, la quarta fase, quella delle “primarie”. Saranno i cittadini a indicare e legittimare la nuova leadership attraverso il voto», sottolinea Letta.

L’urgenza di rilanciare contenuti forti e volti nuovi

Per tutto questo – riassumendo il succo di una lunga discettazione scritta – Letta in un altro passaggio della sua lettera ribadisce come e perché «contenuti forti e volti nuovi sono entrambi necessari. Gli uni senza gli altri rischiano di trasformare il Congresso in un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone. Se non li bilanciamo con attenzione, ci trasformiamo definitivamente nelle maschere pirandelliane che evocai nel mio ormai lontano discorso del 14 marzo 2021».

E un appello alla fiducia…

Concludendo: «So che vogliamo tutti evitare questo epilogo. So che vogliamo tutti arrivare presto a un nuovo Pd e a una nuova leadership». Anche per questo, in calce all’orazione funebre che esorta alla rinascita dalle proprie ceneri, Letta rivolge un ultimo appello agli iscritti. Quello alla fiducia «nel “noi collettivo” che è molto meglio della somma dei tanti io… Questa è la nostra missione».

 

 

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