Il cardinale Ruini: «Meloni è simpatica e tosta. In lei molti hanno riconosciuto un leader»

28 Set 2022 13:24 - di Federica Parbuoni
ruini meloni

È un “commentatore politico” davvero d’eccezione quello intervistato oggi dal Corriere della Sera: il cardinale Camillo Ruini, che con i suoi 91 anni, sedici dei quali da presidente dei vescovi italiani, restituisce una lettura lucida del voto, lontana da qualsiasi pregiudizio, utile a chiarire lo sguardo del mondo cattolico, ma non solo. Un’intervista nella quale offre anche un punto di vista personale su Giorgia Meloni, che ha avuto modo di incontrare in tre occasioni, una ai tempi in cui era ministro della Gioventù e due più recenti.  «Per me – ha spiegato il cardinale – è una persona simpatica e “tosta”, come si dice a Roma. Una chiave del suo successo è la chiarezza e la coerenza delle sue posizioni. Mi è sembrata molto perspicace, rapida nell’inquadrare i problemi».

«A sinistra non vedo donne di grande rilievo politico»

Il risultato di Giorgia Meloni, che, da destra, è proiettata a diventare il primo presidente del Consiglio donna in Italia, non ha stupito Ruini. «Me l’aspettavo perché ne vedevo l’ascesa. Mentre a sinistra non mi pare ci siano oggi donne di grande rilievo politico», ha spiegato il cardinale, aggiungendo che, se è presto per dire se il risultato del 25 settembre sarà «”storico” in senso forte», certamente comunque «troverà posto nei libri di storia, italiana e anche europea».

Ruini: da Meloni un risultato che «entrerà nei libri di storia»

Per Ruini, bisognerà insomma vedere come Meloni governerà: «Ha esperienza politica, ma poca esperienza di governo. In questo dovrà imparare molto». Ma, ha sottolineato l’ex presidente della Cei, «in previsione del successo, ha provveduto a rinforzare la sua squadra con personalità e competenze anche esterne al suo partito, e penso che continuerà su questa linea. Non saprei quanto sia competente in economia. L’importante – ha aggiunto – è che scelga i ministri “giusti”, in una situazione economica estremamente difficile per l’Italia e per l’Europa».

Voto di protesta? «Non penso. In lei molti hanno visto un leader»

Quanto alla natura del voto che ha premiato in maniera così netta FdI, Ruini non ritiene che sia stato di protesta. «La protesta – ha chiarito – si è sfogata nell’astensione. È vero invece che in lei molti hanno visto un leader». E un leader che ha saputo parlare ai cittadini. Il cardinale ha rimarcato, infatti, la distanza che tra le elites, che tradizionalmente si riferiscono alla sinistra, e il popolo. «La cultura politica prevalente è a sinistra; ma il Paese è in buona parte a destra, anche se in maniera meno netta», ha detto, sottolineando che «è una contraddizione che esiste in tutte le democrazie: gli intellettuali spesso sono progressisti; la gente bada agli interessi concreti e tende a essere più conservatrice. Ora il distacco tra élites e popolo si è fatto più evidente; anche se poi, come sta accadendo anche in questi giorni, le élites tendono ad allinearsi…».

«La scommessa è che sappia rappresentare le istanze dei moderati»

La «scommessa» che si pone ora davanti a Meloni è, per il cardinale, saper «rappresentare le istanze dei moderati», dissipando così le «preoccupazioni» manifestate dagli osservatori esteri rispetto a un fantomatico ritorno al fascismo, e sottolineate da Aldo Cazzullo, che firma l’intervista. Ma il giornalista ha richiamato anche una certa agitazione di alcune cancellerie europee. Per Ruini «il nuovo governo dovrà comunque tenerne conto e smentirla con le sue scelte. La difesa degli interessi dell’Italia è legittima e doverosa; ma può realizzarsi solo nel contesto dell’unità europea. Dell’Europa abbiamo bisogno».

Per il cardinale serve «rafforzare il potere esecutivo», anche col presidenzialismo

Meloni, ha chiarito Ruini, parlando anche delle aspettative degli italiani, «ovviamente deve cercare di governare il meglio possibile; e purtroppo non è detto che basti. La nostra Repubblica ha il problema della debolezza strutturale del potere esecutivo. Oso sperare che in questa legislatura si riesca a trovare un modo per rafforzarlo e consolidarlo, con il consenso più largo possibile». «Anche con il presidenzialismo?», è stata la domanda. «Presidenzialismo americano, semipresidenzialismo francese, premierato inglese, cancellierato tedesco: ci sono molte formule. Solo in Italia – ha risposto il cardinale – abbiamo un potere esecutivo praticamente inerme».

Le aspettative su crollo demografico, legge 194 e unioni civili

Interrogato sui temi più cari al mondo cattolico, poi, il cardinale ha scelto di parlare delle sue aspettative personali e «mi limito a un punto solo, ma decisivo e con un sacco di implicazioni. Il nuovo governo metta al centro dell’attenzione il crollo demografico, che dura da molti anni e che solo da poco tempo la politica ha preso in considerazione, ma in maniera radicalmente insufficiente».

Poi le domande sono entrate nel merito di questioni come la legge 194 e le unioni civili. Sulla prima, «spero che sia finalmente attuata anche dove dice che lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio», ha detto Ruini, spiegando che questo nel concreto significa «aiutare le donne, spesso straniere, che vorrebbero portare avanti la gravidanza ma sono molto povere e temono di non riuscire ad allevare il figlio. I centri di aiuto alla vita, con meno di tremila euro per ogni donna incinta e con l’impegno personale dei volontari, salvano molti bambini». Sulle seconde, «vale un discorso analogo. Le unioni civili dovrebbero essere differenziate realmente, e non solo a parole, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso. Devono essere unioni, non matrimoni».

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