Gas, la chiusura del North Stream fa schizzare il prezzo e affossa le Borse. Giù anche Milano

5 Set 2022 12:58 - di Redazione
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Ormai è uno schema: la Russia chiude North Stream, il mercato di Amsterdam fa schizzare il prezzo del gas sul mercato, le Borse crollano. È accaduto anche poche ore fa. Dopo una apertura a 275 euro al megawattora i future Ttf si sono attestati a 264 euro in un rialzo del 23  rispetto ai 215 della chiusura di venerdì scorso. C’è poco da discutere: sull’energia Vladimir Putin sta giocando con i Paesi dell’Unione europea, almeno quelli mollati come «ostili», come il gatto col topo. La sua Gazprom apre e chiude come vuole i rubinetti – una volta è la manutenzione, un’altra è il guasto improvviso, un’altra ancora è la ritorsione verso l’Occidente – e la speculazione ringrazia.

Piazza Affari perde oltre 2 punti

Venerdì l’annuncio della chiusura del gasdotto è arrivato mercati chiusi, ma gli effetti sui listini delle piazze europee si sono manifestati ugualmente oggi. Il tonfo è arrivato subito dopo l’apertura delle Borse europee. A pochi minuti dall’avvio della prima seduta della settimana, Piazza Affari perdeva subito il 2,29 per cento con il Ftse Mib a 21.420 punti. Peggio ancora andava a Francoforte, dove il balzo all’indietro faceva registrare un meno 2,84 per cento. Più contenute le perdite di Parigi (-1,84) e Londra (-0,78). Borse in territorio negativo anche sulla piazza asiatica.

Il nodo del tetto al prezzo del gas

La Borsa di Tokyo ha chiuso a -0,11 per cento con l’indice Nikkei a 27.619 punti. Hanno chiuso invece in modo misto i mercati azionari cinesi. L’indice composito di Shanghai ha fatto registrare un rialzo dello 0,42 per cento a 3.199,91 punti, mentre l’indice di Shenzhen ha chiuso in ribasso dello 0,2 per cento a 11.678,69 punti. Gli occhi sono ora puntati sulla performance di Wall Street, di solito sempre condizionante per i listini delle piazze finanziarie del Vecchio Continente. Nella Ue si continua intanto a discutere di fissare un tetto comunitario al prezzo del gas. Ma finora ogni proposta di è arenata sugli interessati dinieghi delle nazioni che lucrano dalla crisi, a cominciare dall’Olanda.

 

 

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