Ora Bonelli e Fratoianni puntano i piedi: «Calenda come un bambino viziato, non può avere più di noi»

3 Ago 2022 9:54 - di Federica Parbuoni
bonelli fratoianni

Chiuso l’accordo al centro con Carlo Calenda, per Enrico Letta si pone il problema di cosa avviene alla sua sinistra. Oggi alle 15 il segretario dem incontrerà i leader di Sinistra Italiana ed Europa Verde Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. E la trattativa, almeno allo stato attuale, appare in salita: i due hanno rispedito al mittente l’offerta di “diritto di tribuna” parlando di «proposta irricevibile» e rivendicando che «noi siamo una lista che ha un progetto politico che si sta radicando nel Paese» diversamente da «chi oggi ha un risultato fortemente drogato dalla grande esposizione mediatica».

Bonelli e Fratoianni: «Noi abbiamo più voti di Calenda»

Un concetto ribadito oggi da Angelo Bonelli, in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha anche spiegato che «riteniamo di avere più voti dello stesso Calenda». Dunque, no al diritto di tribuna, che poi tradotto significa un seggio per i leader di partito in un apposito listone. «Basta guardare i risultati delle ultime amministrative: noi abbiamo preso 70 consiglieri comunali con una media del 3%, Calenda è andato abbondantemente sotto», ha detto Bonelli, spiegando che l’accordo tra Letta e Calenda che esclude la candidatura dei leader di partito dai collegi uninominali «per noi non è vincolante». «E poi – ha aggiunto – se non candidano me e Fratoianni, allora non si candidano nemmeno gli altri: Calenda, Della Vedova, Di Maio, Tabacci e Letta».

La richiesta a Letta: «Rinegoziare l’accordo con Azione»

«I punti dolenti sono altri», ha proseguito Bonelli, che niente meno vorrebbe parlare di contenuti. «I nostri li riteniamo fondamentali», ha chiarito, dicendosi comunque ottimista sul fatto che riceveranno ascolto.
«La presenza dei Verdi e della sinistra non è ornamentale», ha detto il co-portavoce di Europa verde, alzando poi la posta: «L’accordo tra Pd e Calenda va rinegoziato. Bisogna controbilanciare la nostra presenza: perché Azione, che vale più o meno quanto noi, deve pretendere un peso elettorale che non ha? Non si può trattare Calenda come un bambino viziato che siccome urla mamma e papà gli danno tutto».

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