“Letta premier? Ma ci faccia il piacere…”. A sinistra solo il 18% lo vorrebbe a Palazzo Chigi

31 Ago 2022 16:32 - di Michele Pezza
Letta

Mettetevi nei panni di Enrico Letta: come può contendere la vittoria a Giorgia Meloni se sono i suoi i primi a non volerlo a Palazzo Chigi. No, non state su Scherzi a parte, è la verità. Leggere, per credere, le due pagine dedicate da Libero ad un sondaggio Swg, reso noto da Enrico Mentana durante il programma “La corsa al voto” di due giorni fa e basato sulla seguente domanda: «Se il centrosinistra dovesse vincere le elezioni chi preferireste venisse nominato premier tra…». Già, chi preferireste? Bene, il 54 per cento dei progressisti ha indicato Mario Draghi e solo il 18 Letta. Una stroncatura che più netta non si potrebbe.

Il 54% dei progressisti indica Draghi

E che si aggiunge alla clamorosa bocciatura di qualche giorno fa, segnalata da Termometro politico, in base alla quale solo mezzo elettore su 100 (o uno su 200) avrebbe rivisto con piacere Letta alla guida del governo. Nessuno – neppure Monti o l’inviso Renzi – sono riusciti a fare peggio. È di tutta evidenza che non sono queste le premesse più incoraggianti per ingaggiare una sfida per la conquista del primato. Tanto più contro Giorgia Meloni, gratificata da un lusinghiero 55 per cento di elettori del centrodestra che l’hanno incoronata come premier ideale. Un dato che, nell’attesa di conoscere l’esito delle elezioni, la consacra come leader della coalizione. Ma torniamo a Letta: la sua deludente performance è figlia di tante cose.

Letta ha sbagliato praticamente tutto

A cominciare dal fallimento del suo “campo largo“, ridottosi strada facendo ad un piccolo orticello, per finire alla disastrosa gestione dei rapporti con i possibili alleati che ne ha svelato la scarsa dimestichezza con la manovra politica. Se da acquistare un’auto usata da Renzi sarebbe imprudente, farne guidare una nuova a Letta sarebbe un azzardo. Insomma, più passa il tempo, più appare chiaro che il segretario dem ha goduto di una certa sopravvalutazione. Apposta il Pd gli hanno già preso le misure. Lo dimostra il 9 per cento raccolto nello stesso sondaggio da Stefano Bonaccini. Una percentuale ragguardevole per un non-candidato. Al governatore dell’Emilia-Romagna non servirà certo per diventare premier, ma probabilmente gli consentirà di puntare alla leadership di partito.

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