Taxi in sciopero, al corteo Draghi come un vampiro e slogan contro il governo: «Non ci fidiamo»

5 Lug 2022 12:19 - di Sveva Ferri
sciopero taxi

Cori contro il premier Mario Draghi e il governo, petardi, fumogeni e bandiere con diversi slogan. La protesta dei taxi, che dalla mezzanotte di oggi hanno iniziato uno sciopero di 48 ore, si è accesa ancora prima della partenza del corteo, previsto da piazza della Repubblica a piazza Venezia e al quale hanno aderito tutti i sindacati, mentre manifestazioni si svolgono anche localmente. Le auto bianche protestano per chiedere al governo di stralciare dal ddl Concorrenza l’articolo 10, che di fatto apre il servizio a colossi come Uber e Lyft. Lo sciopero, fatte salve le fasce di garanzia, andrà avanti fino alla mezzanotte di domani. Tra gli slogan scanditi, «la licenza non si tocca, la licenza non si tocca».

I tassisti: «Del governo non ci fidiamo, no a deleghe in bianco»

«Non è ancora chiaro chi abbia inserito l’articolo 10 nel ddl Concorrenza», ha sottolineato Carlo Di Alessandro di Federtaxi Cisal, che sull’incontro di ieri con il viceministro ai Trasporti, Teresa Bellanova, ha sottolineato che «siamo pronti al confronto, ma non alla delega in bianco al governo, è inaccettabile». «Vogliamo l’intervento del Parlamento», ha aggiunto il sindacalista, spiegando che dal governo «non ci aspettiamo nulla, non c’è fiducia del governo». Per l’eurodeputato di FdI, Carlo Fidanza, l’incontro di ieri è stato inoltre indicativo di «come lavora il governo Draghi, quello che rifiuta di ascoltare le ragioni dei tassisti e nell’incontro con i sindacati fa sapere che non stralceranno il famigerato art. 10 del Ddl Concorrenza. Non è così – ha detto Fidanza – che si tratta chi lavora ogni giorno rispettando le leggi».

Taxi in sciopero per lo stralcio dell’articolo 10 del ddl Concorrenza

L’articolo 10 del ddl Concorrenza prevede un «adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l’uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti». Dunque, affida al governo la delega a legiferare sui servizi di trasporto che si basano sull’uso delle App, come Uber e Lyft, e sfuggono alle maglie delle licenze cui sono invece sottoposto i tassisti. C’è poi anche la questione della «promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati», ugualmente prevista dal ddl e ugualmente preoccupante per le auto bianche.

«Nessuna garanzia per gli operatori e gli utenti»

Per i tassisti, così com’è, il ddl Concorrenza «delega al governo una legge per riformare il settore del Tpl non di linea, senza alcuna garanzia di tutela degli operatori e della qualità ed efficienza del servizio rivolto agli utenti», ha spiegato la Fit Cisl, per la quale «la riscrittura del testo dell’articolo 10, che dovrebbe intercettare parte delle norme attese da tre anni per la regolamentazione del settore, necessita della massima collaborazione tra tutte le parti interessate».

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