Rai, è morto Angelo Guglielmi, l’inventore della tv militante. Lanciò Santoro, Fazio e la Dandini

11 Lug 2022 12:45 - di Valerio Falerni
Guglielmi

«La verità è che io la televisione non la sapevo fare. Ed è per questa ragione che forse ho saputo farla». Così parlava un anno Angelo Guglielmi in un’intervista al Foglio. Oggi che se n’è andato alla veneranda età di 93 anni, le parole dell’inventore della moderna RaiTre (ne è stato il direttore dal 1987- al 1994) acquistano una luce particolare. E sì perché a distanza di tre decenni la terza rete reca ancora impresso il suo marchio, come ben sa chi si è seduto su quella poltrona dopo di lui. Nata come lotto minore da affidare in gestione all’opposizione comunista, RaiTre ha vissuto a lungo nella semiclandestinità. «Vi comunicano i servizi segreti», ironizzavano all’epoca le malelingue per rimarcarne il deserto di pubblico.

Guglielmi fu direttore di RaiTre

Poi arrivò Guglielmi e le cose cambiarono. Fu lui a lanciare Michele Santoro, Fabio Fazio, Serena Dandini, Franca Leosini, Corrado Augias, Piero Chiambretti, Donatella Raffai. Un accorto mix tra radical-chic modello Capalbio e goscismo movimentista fondato sui pilastri della sperimentazione e dell’innovazione. Due concetti integralmente e interamente finalizzati a maggior gloria della sinistra. Apertamente e senza infingimenti, Guglielmi era riuscito a fare della terza rete l’unica rete faziosamente intelligente della Rai. Lo aiutava in questo il suo passato di influente critico letterario e di cultore della narrativa. Con Umberto Eco ed Edorado Sanguineti fondò – nei favolosi anni Sessanta – il Gruppo 63, combattivo nucleo di riferimento per l’avanguardia letteraria italiana.

La terza rete reca ancora il suo marchio

Sotto questo aspetto, la sua tv ne fu la continuazione con altri mezzi e con altre modalità. A partire dall’interattività, termine allora semosconosciuto ma assai praticato su RaiTre. Attraverso Samarcanda, ad esempio, Santoro interagiva con piazze e comitati. Non era il solo: trasmissioni come Telefono giallo o Un giorno in pretura, senza tralasciare Mi manda Lubrano, Chi l’ha visto?, Quelli che il calcio e La tv delle ragazze interagivano a loro volta con familiari di scomparsi, tribunali, stadi, associazioni di consumatori, comuni cittadini.

Il ricordo di TeleKabul

Il tutto condito nella cifra della militanza intellettuale, quantunque ben protetta nella trincea del subliminale. Tanto ci pensava il TeleKabul dell’altrettanto mitico Sandro Curzi a renderla in modalità più esplicita e dichiarata. Ma tutto finisce. E Guglielmi lascia la Rai proprio sul più bello, agli albori di quella seconda Repubblica che la sua tv aveva contribuito a far nascere. Nel ’95, infatti, si trasferisce all’Istituto Luce dove assume le funzioni di ad e di presidente. Per poi passare (dal 2005 al 2009) all’impegno politico diretto come assessore alla Cultura nella Bologna guidata dal sindaco Sergio Cofferati. Qui, però, il suo passaggio non ha lasciato tracce indelebili. Nulla almeno che in termini di longevità equivalga alla “tv di Guglielmi“, tuttora viva e vitale nei palinsesti Rai.

 

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