Rai, l’ingerenza del Pd disgusta anche i dem. Cerno: «Deriva minacciosa. Letta intervenga»

16 Giu 2022 12:51 - di Francesca De Ambra
Rai, Tommaso Cerno

Il pelo lo solleva Daniele Capezzone evocando, nella sua consueta video-rassegna stampa mattutina, tele-Veltroni. Ma a tagliarlo è nientepopodimeno che il senatore Tommaso Cerno, seminando corposi e fondati dubbi sulla democraticità del Pd, per la cronaca il suo stesso partito. Per capire di che cosa stiamo parlando, dobbiamo però fare un passo indietro e riavvolgere il nastro dei tormenti Rai culminati nel giro di poltrone qualche giorno fa. Ieri la commissione parlamentare di Vigilanza ha voluto vederci chiaro e ha convocato per un’audizione l’ad Carlo Fuortes.

Anche Capezzone intravede lo zampino di Veltroni

I tormenti riguardavano soprattutto i talk-show, finiti nell’occhio del ciclone dopo le ospite a Cartabianca di Alessandro Orsini, sospettato di filo-putinismo. Ne è seguito un gran polverone al termine del quale Mario Orfeo è tornato alla direzione del Tg3 in sostituzione di Simona Sala, risarcita con quella del Day Time, postazione precedentemente occupata da Antonio Di Bella, passato all’Approfondimento che era di Orfeo, il vero bersaglio del giro di valzer. Anzi, di Valter, inteso come Veltroni, almeno a dar retta a Capezzone, che ha intravisto la zampino del gatto Felix (così Cossiga soprannominò l’ex-leader del Pd) nell’annunciato ingresso nel prossimo palinsesto Rai del magistrato Giancarlo De Cataldo (seconda serata del lunedì su RaiUno) e della giornalista Ilaria D’Amico (giovedì sera su RaiDue).

Rai nell’occhio del ciclone. Come sempre

Va anche detto che la decisione di silurare Orfeo non era per niente piaciuta al partito di Letta, che sul punto, infatti, ha dato battaglia a Fuortes. E qui s’innesta la durissima dichiarazione di Cerno. «La misura è colma», ha detto il senatore dem, che ha messo in fila «le critiche a Mediaset» per l’intervista a Lavrov, seguite da quelle a Fuortes «per le scelte aziendali che sono sua competenza». In compenso, ha aggiunto, «nemmeno una parola sulle liste di proscrizione di giornalisti e opinionisti sulla Russia». Da qui l’appello a Letta a porre «fine a queste continue ingerenze del Pd sulla libera informazione pubblica». Il senatore la definisce una «deriva minacciosa e imbarazzante». «La condanno apertamente – ha concluso Cerno – e chiedo che arrivino dei segnali. In mancanza dei quali ritengo difficile considerare il Pd un partito democratico».

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