Tg Rai sempre più “rossi”: nella guerra tra Fuortes e Orfeo il Pd fa sempre l’asso pigliatutto

3 Giu 2022 11:46 - di Luciana Delli Colli
rai pd

È un giro di nomine da far venire il mal di testa quello che la Rai si appresta a varare e che, secondo i maggiori osservatori delle cose di viale Mazzini, affonda le sue radici in una logica di scontro e spartizione tutta interna al Pd. La questione è questa: l’Ad Carlo Fuortes, per sopravvenuto esaurimento del «rapporto fiduciario», ha deciso la rimozione di Mario Orfeo dalla direzione approfondimenti, ma Orfeo, molto gradito a una parte del Pd, non si può far fuori sic et simpliciter, nonostante non goda più di fiducia. Così dovrebbe andare alla direzione del Tg3 al posto di Simona Sala, la quale finirebbe al Day Time, dove ora c’è Antonio di Bella che andrebbe a prendere il posto di Orfeo.

L’Usigrai: il valzer di nomine dettato da «equilibrismi politici»

La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un gioco delle tre carte, le cui motivazioni, come ha sottolineato l’Usigrai, non hanno «alcun apparente motivo editoriale né industriale». «Ancora una volta tutto sembra ruotare intorno a equilibri, o equilibrismi, politici che non hanno come priorità lo sviluppo della Rai Servizio Pubblico», ha aggiunto il sindacato dei giornalisti Rai, in buona compagnia nel dare questa lettura.

La guerra di potere a sinistra dietro i casi “Cartabianca” e “Report”

Repubblica, Il Giornale, Libero concordano sul fatto che il casus belli tra Fuortes e Orfeo sarebbe la decisione di quest’ultimo, poi stoppata dall’Ad, di chiudere il programma di Bianca Berlinguer, Cartabianca e “ammorbidire” Report, ormai diventati invisi a parte della sinistra. Dietro però vi sarebbe una guerra di potere ben più profonda e forse non del tutto interna alla Rai, nella quale Orfeo avrebbe anche tentato una scalata alla poltrona di amministratore delegato. Motivo per cui l’Ad in carica non si fiderebbe più. Orfeo, però, si legge sul Giornale, «ha un’ampia schiera di sostenitori che va dal segretario Pd Letta a Renzi».

In Rai «il Pd si pappa un altro Tg» e «noi paghiamo»

Dunque, Fuortes, pur spuntandola, non poteva farlo fuori e basta. Bisognava trovare una soluzione adatta. Individuata, appunto, nella direzione del Tg3, con conseguente giro di poltrone, che dovrebbe essere formalizzato nel Cda dell’8 giugno. Il risultato, come scrive Il Fatto Quotidiano, è che «il Pd si pappa un altro tiggì»,  uscendone comunque vincitore, mentre a noi, come scrive Francesco Storace su Libero, «ci tocca pagare il canone per le vendette tra compagni».

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