L’appello a Draghi è l’altra faccia del populismo. Il Parlamento o è sovrano o è una barzelletta

19 Lug 2022 14:10 - di Lando Chiarini
Draghi

Ha senso tutto questo germogliare di appelli, suppliche e contrappelli rivolti a Mario Draghi? Meglio ancora: sono compatibili con le regole, e se vogliamo persino i riti, di una democrazia parlamentare? O non sono altrettanti indizi, neanche tanto larvati, di quell’italico provvidenzialismo che in ultima analisi è la livida cuspide di ogni populismo? Proprio così: il ricorso alla firma, alla petizione, all’appello al premier altro non è se non l’altra faccia del fenomeno aborrito, almeno a chiacchiere, dagli stessi fautori del pressing istituzionale. Ma ce n’è anche per il pressato Draghi. È politicamente consono il suo atteggiamento da nume irato solo perché il M5S è scappato dall’aula pur di non negargli la fiducia? Perché è così che si legge il non-voto grillino, altro che presa di distanza.

Anche Draghi unfit?

Ma Draghi ha rovesciato la visuale per ritirarsi sul suo personalissimo Aventino. Incredibilmente. Non vedeva l’ora di andarsene per sfuggire alle emergenze settembrine o è davvero troppo permaloso? In ogni caso, si espone al sospetto di essere politicamente unfit. È quel che avrà probabilmente pensato anche Mattarella, trovandoselo di fronte scocciato e dimissionario. Per averne certezza, bisognerebbe aprire la scatola nera dei pensieri inespressi del capo dello Stato. Ma è difficile che uno abituato alla lotta politica come “sangue e merda“, secondo la ruvida definizione di Rino Formica, arrivi a comprendere l’irrimediabile corruccio di un ex-banchiere contro un partner della sua stessa maggioranza. Che pretendeva Draghi? Che Conte restasse in silenzio mentre gli infilava le dita negli occhi?

Chi vuole meno Parlamento scelga il presidenzialismo

Uno cresciuto a pane e politica non solo non l’avrebbe mai fatto, ma non l’avrebbe neanche pensato. E siamo al punto: la democrazia italiana può restare abbarbicata agli umori di un uomo che ne ignora la prassi e le liturgie? “È proprio per questo che dobbiamo tenercelo stretto“, obiettano i suoi estimatori: i Letta, i Calenda, i Renzi, i Brunetta, i Giorgetti e compagnia governante. Ma è una tesi davvero singolare, che pretende di piegare alle ragioni di una pretesa (e presunta) efficienza la dialettica parlamentare. E, per giunta, a regole invariate. Troppo comodo. Chi vuole un Parlamento meno sovrano e meno protagonista non ha che da interrompere la gnagnera sulla Costituzione «più bella del mondo» e guardare altrove. Vi piace il Draghi libero dai lacciuoli dei partiti? Bene, la soluzione c’è e si chiama presidenzialismo. Provare per credere.

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