L’ambasciatore Massolo, ex-capo degli 007: definire la Russia terrorista come fa Zelensky allontana dalla pace

19 Lug 2022 18:01 - di Paolo Lami

Definire la Russia uno Stato terrorista, come ha fatto il presidente ucraino Vladimir Zelensky sollecitando, in video conferenza all’Aia, di riconoscerlo come tale, allontana le speranze di pace, secondo l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, oggi alla guida di Atlantia ed ex-capo degli 007 italiani quando era Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

In un’intervista al Riformista, Massolo fa esercizio di pragmatismo. E spiega che “non possono esserci politiche estere che prescindano da interessi e risultati”, mentre una definizione come quella voluta da Zelensky non sarebbe d’aiuto in questa direzione.

“C’è da chiedersi – riflette Massolo – se designare la Russia come Stato terrorista avvicina alla pace o è indifferente per essa o addirittura l’allontana. La risposta a Zelensky sta nel chiedergli: una definizione di questo genere allontana o avvicina, favorisce o sfavorisce gli sforzi della diplomazia?”, suggerisce il diplomatico.

Rispondendo all’auspicio del ministero degli Esteri russo, che si augura un governo italiano “non asservito agli interessi americani”, Massolo sostiene che “l’Italia non è mai stata asservita a interessi Usa, semmai sono coincisi, assieme ai valori di un grande Paese con cui siamo alleati all’interno della Nato“.

A questo proposito, l’allargamento del Patto Atlantico ad altri Paesi non significa un “rimpicciolimento” dell’Europa, “non si tratta di due entità in concorrenza fra loro. L’importante sarà fare attenzione che una Nato più forte non diventi un alibi per alcuni Paesi per disinvestire nella difesa europea. E’ nostro interesse negoziare il futuro assetto della sicurezza in Europa ed evitare che le regole di questo assetto le detti la Russia“.

Massolo ricorda che “a noi serve una pace negoziale con la Russia e che un attrito continuo invece non è nell’interesse dell’Europa. Partire con negoziati sullo sblocco dei porti può essere un primo passo per fare progressi anche su aspetti che non siano il grano. E’ interesse dell’Europa e dell’Italia, così come non lo è il far sì che la guerra si concluda con la vittoria dell’aggressore. Ecco perché è necessario continuare a sostenere l’Ucraina”.

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