Inchiesta sugli ultras Sconvolts del Cagliari fra pestaggi e stupefacenti: il lato oscuro del calcio

11 Lug 2022 16:10 - di Paolo Lami
si uccide poliziotto

C’è anche l’ex-centrocampista Andrea Cossu tra i 33 ultras del gruppo Sconvolts Cagliari finiti al centro di un’inchiesta della Direzione distrettuale antiterrorismo della Procura di Cagliari che ha gettato una luce sinistra sulla tifoseria più esagitata sollevando il sipario su vicende anche gravi fra pestaggi e spaccio di stupefacenti.

Attualmente dirigente della società rossoblù, l’ex-giocatore del Cagliari e della Nazionale è sempre stato legato al principale gruppo di tifosi. Ed è stato denunciato a piede libero dalla Digos nell’ambito dell’inchiesta che ha portato a 33 misure cautelari anche se sembra avere un ruolo marginale rispetto agli altri indagati.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti Cossu partecipava alle riunioni del gruppo, ma non aveva un ruolo diretto in quello che è stato definito un “sodalizio criminale“.

Dalle carte dell’inchiesta, visionate dall’Adnkronos, emerge che Cossu avrebbe recuperato magliette utilizzate dai giocatori che sarebbero state sfruttate dagli Sconvolts come oggetto di lotterie per finanziare il gruppo.

“Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un finanziamento personale di alcuni associati che organizzano le riffe, spesso truccate (giacché a vincere sono spesso i loro congiunti), dove vengono messe in palio le maglie utilizzate durante le partite dai calciatori, che hanno grande valore nel mercato degli appassionati”.

“I cimeli sono reperiti – scrive il gip cagliaritano – grazie alle conoscenze dirette con i giocatori, ma soprattutto con Andrea Cossu, ex-calciatore ed attuale dirigente del Cagliari Calcio”.

In alcune circostanze Cossu avrebbe avuto anche un ruolo da mediatore tra i giocatori e i tifosi non soddisfatti del loro rendimento.

Stamattina la Questura di Cagliari ha eseguito 33 misure cautelari nei confronti di altrettanti appartenenti al gruppo ultras ‘Sconvolts 1987.

I provvedimenti emessi dal gip hanno portato ad un maxi blitz tra il capoluogo della Sardegna e il suo hinterland con 200 poliziotti che hanno effettuato decine di perquisizioni col supporto delle Unità cinofila antidroga e antiesplosivo, di un elicottero del Settimo reparto volo di Oristano, del Reparto prevenzione crimine e della Polizia scientifica.

I 33 tifosi del Cagliari coinvolti nell’operazione ‘Frari‘ (Fratello) sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati contro l’ordine pubblico, la persona e il patrimonio commessi in occasione di partite del Cagliari e spaccio di stupefacenti.

Le indagini sugli Sconvolts hanno riguardano eventi tra l’autunno 2018 e lo scorso campionato.

“Gli assalti contro le tifoserie avverse sono preordinati minuziosamente – ricostruisce il gip. – Già alcuni giorni prima della partita, infatti, scattano le perlustrazioni per ristoranti, locali e alberghi cittadini alla ricerca dei tifosi che hanno seguito la loro squadra del cuore in trasferta. Alcuni esploratori si recano persino all’aeroporto per monitorare i voli provenienti dalle località d’interesse così da pedinare i rivali fin dal loro arrivo a Cagliari”.

In occasione della partita Cagliari-Milan dell’11 gennaio 2020 gli Sconvolts “hanno monitorato l’aeroporto di Elmas, la stazione ferroviaria, ristoranti e alberghi del centro cittadino, al fine di individuare i supporter del Milan al seguito della loro squadra – si legge nell’ordinanza. – L’indomani, di primo mattino, dopo il consueto briefing al parco di Monte Claro, sono ripartiti i servizi di avvistamento per la città e l’aerostazione da parte degli Sconvolts che hanno dimostrato di essere ben informati sugli orari di arrivo dei voli d’interesse”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti riportata nell’ordinanza del gip di Cagliari, gli ultras sarebbero dovuti entrare in azione dopo la partita: “Gli affiliati si sono organizzati per scagliare alcuni massi, se non addirittura un ordigno esplosivo, contro i pullman che trasportavano i tifosi del Milan in aeroporto”.

In occasione della gara Cagliari-Roma del primo marzo 2020, gli Sconvolts hanno cercato in tutti i modi di intercettare la tifoseria avversaria.

Dopo che vari gruppi avevano perlustrato luoghi e locali dove poter trovare sostenitori giallorossi, uno del gruppo ha chiamato un amico ultras della Roma per chiedere dove avrebbe potuto trovarne altri magari di un gruppo rivale all’interno della stessa tifoseria romana.

Questo l’incredibile dialogo ricostruito grazie alle intercettazioni.

“Ascò facceli trovare una ventina scusa“, ha chiesto il cagliaritano.

“Ma non rompe er cazzo, ma che cazzo stai a dì”, ha replicato il romano. Il tentativo è andato avanti per un po’ fino a quando non si sono scaldati gli animi e l’ultras rossoblù è passato alle minacce: “Se vi troviamo vi uccidiamo le lo giuro, cunnu’e mamma rua bagassa… Dai, non passeggiate perché vi uccidiamo, le lo giuro“.

Le indagini della Digos consentiranno, però, “di individuare i responsabili delle aggressioni contro le tifoserie del Bologna, Napoli, Parma, Fiorentina, Leeds, Brescia e Lazio”.

Ma “una volta avviate le intercettazioni ambientali presso la sede sociale e sulle utenze telefoniche in uso agli indagati è stato possibile anticiparne le mosse, sì che tutti i raid programmati sono stati sventati grazie ai massicci servizi d’ordine predisposti dalla polizia giudiziaria”.

Ma non sono solo i tifosi rivali ad essere malmenati dagli ultras degli Sconvolts.

“Dalle indagini è emerso – scrive il gip di Cagliari nell’ordinanza visionata dall’Adnkronos – il brutale pestaggio di un tifoso perché, senza autorizzazione, aveva realizzato delle mascherine anti covid recanti il logo del gruppo”.

Nelle carte dell’inchiesta vengono descritte le figure di spicco del gruppo ultras Sconvolts Cagliari.

Secondo le indagini sono soprattutto due gli esponenti degli Sconvolts che “allo stato disoccupati, sono soliti frequentare ristoranti, resort di lusso, acquistare gioielli, orologi costosi, automobili e abiti di marca”.

Una delle due figure di spicco con questo elevato  stile di vita percepisce anche il reddito di cittadinanza.

“Va detto, da ultimo, che un’altra forma di finanziamento che consente l’elevato tenore di vita di taluni associati è rappresentato dal traffico di sostanze stupefacenti“.

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