Il giorno della crisi del governo “dei peggiori”. Conte ritira i suoi, Draghi furioso atteso al Colle

14 Lug 2022 7:51 - di Marta Lima

I grillini oggi diserteranno il voto di fiducia sul ddl Aiuti, usciranno dall’aula, il decreto passerà col voto di fiducia della maggioranza residuale ma il governo “dei migliori” di fatto ne risulterà danneggiato politicamente al punto da costringere, nel primo pomeriggio, il premier Draghi a salire al Colle per riferire a Mattarella di una crisi ormai inevitabile.

Lo strappo di ieri sera di Giuseppe Conte, annunciato in streaming ai senatori del M5S, con tanto di standing ovation in sottofondo, ha dettato la linea che questa mattina i grillini terranno a Palazzo Madama: l’obiettivo è provare a far tornare Draghi in Parlamento con le orecchie abbassate per un nuovo incarico, col sostegno del M5S, ma con tutte le richieste di Conte e dei suoi accolte, no al termovalorizzatore a Roma compreso. Con Letta e Salvini a schiumare rabbia, ovviamente… Ma forse finirà a elezioni anticipate, in autunno, con un governo balneare, e come chiesto da Giorgia Meloni ieri sera, subito dopo lo strappo di Conte.

Conte strappa con Draghi e lo spedisce da Mattarella

“Al Senato non è possibile operare un voto disgiunto. Noi domani non parteciperemo al voto”, ha detto ieri sera Giuseppe Conte, leader del M5S, illustrando la posizione del Movimento in vista del voto in programma domani sul decreto Aiuti, annunciando l’Aventino parlamentare sul dl e chiedendo “un cambio di passo del governo”. 

Di fatto qual è il risultato? Oggi la fiducia passerà ma senza il voto dei grillini. “Alla Camera, dove è possibile un voto disgiunto, al momento del voto finale non abbiamo partecipato. Domani al Senato non è possibile un voto disgiunto, e quindi noi domani non parteciperemo al voto con le stesse lineari e coerenti motivazioni. I cittadini non capirebbero una decisione diversa” ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle, intervenendo all’Assemblea congiunta alla Camera. Parole accolte da una standing ovation dei partecipanti.

E spiega che “in Cdm i nostri ministri sono stati costretti a non votare” il dl Aiuti “per la norma che dava ampi poteri al sindaco di Roma come commissario per il Giubileo”, aprendo di fatto alla norma sull’inceneritore. “In Parlamento sul decreto è andata anche peggio”, sottolinea, sia perché la norma sul termovalorizzatore non è cambiata sia per lo sforzo, non andato a buon fine, “di intervenire sul superbonus”.

Conte invita “tutte le forze politiche a maneggiare con cura il concetto di responsabilità: chi si straccia le vesti e lancia strali, attribuendo giudizi di responsabilità a destra e a manca deve guardare nel suo cortile e deve interrogarsi se sono stati loro responsabili di questa situazione”. “Responsabilità – scandisce – non è tacere, ma piuttosto chiedere a gran voce misure concrete, tempestive, che incidano davvero sul Paese. Questa per noi è responsabilità” e “politica con la P maiuscola”.

L’inutile telefonata con il premier

“Oggi ho avuto un colloquio con il premier Draghi, abbiamo parlato anche degli altri punti e devo registrare una disponibilità del presidente a venirci incontro su tutti i punti. Però è evidente che la fase che stiamo affrontando non può accontentarsi di dichiarazioni di intenti e di impegni, occorrono misure concrete” rimarca il leader M5S. “Noi siamo disponibili a dialogare e dare il nostro contributo, ma non siamo disponibili a firmare cambiali in bianco“, ha aggiunto Conte rivolto a Draghi, raccogliendo l’applauso dei presenti.

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