Come ti trucco la crisi: le manovre di M5S e Pd per condizionare il voto di mercoledì su Draghi

18 Lug 2022 14:09 - di Redazione
crisi

Quando la politica tace, è la procedura a dare le carte. E quella parlamentare possiede un’alchimia talmente potente da risultare spesso risolutiva. È quel che sognano ora gli sherpa del comma e i rabdomanti del precedente in forza ai gruppi parlamentari di Montecitorio e Palazzo Madama pur di venire a capo della crisi più stravagante di sempre. Mercoledì prossimo s’annuncia come la giornata decisiva. Ma ancor più decisiva potrebbe rivelarsi la scelta del campo per il calcio d’inizio della partita: Camera o Senato? Una questione solo apparentemente di lana caprina. E sì, perché non sfugge a nessuno che l’ottenimento della fiducia in un ramo del Parlamento condiziona l’esito anche nell’altro.

Lega e FI vogliono che il dibattito sulla crisi inizi al Senato

E più essa e larga, più smonta gli obiettivi demolitori degli sfiducisti. Con tali premesse, non stupisce che la questione sia ancora sub judice né che quel che resta della maggioranza di unità nazionale si sia, sul punto, spaccata come una male: M5S e Pd da un lato, Lega e Forza Italia dall’altro. I primi due vogliono cominciare da Montecitorio. Il centrodestra di governo, invoca il rispetto della prassi, secondo cui il premier rende comunicazioni nel ramo del Parlamento dove il governo ha ottenuto la prima volta la fiducia e dove si sono manifestate le condizioni che hanno portato all’apertura della crisi. Questo luogo è il Senato.

Serve la consultazione tra Fico e Casellati

È lì, infatti, che Draghi dovrebbe rendere dichiarazioni iniziali per poi depositare il testo del suo intervento alla Camera. Ma così non è per grillini e dem. La motivazione? A loro dire, i primi segnali di crisi lanciati dal M5S sul decreto Aiuti si sono registrati alla Camera. E perciò dalla Camera bisogna ripartire. Ma è un trucco, un escamotage, per non dire che è la situazione del Senato a preoccuparli. Risultato: la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio tornerà a riunirsi alle 16.30 di domani per stabilire tempi e modalità del dibattito, alla luce delle decisioni adottate dal Senato. Ma la scelta definitiva arriverà solo dopo la consultazione tra i presidenti dei due rami del Parlamento. E così, oltre alla crisi di governo, ora abbiamo anche lo stallo procedurale.

 

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