Lessico della crisi, stravince il vecchio politichese: esercizi verbali ai quali la gente non crede più

14 Lug 2022 15:46 - di Adriana De Conto
politichese

Fiducia, non sfiducia, verifica, rimpasti, governo balneare. Sono espressioni del politichese doc stile Prima Repubblica “resuscitate” da questa astrusa crisi di governo. Torna il lessico “ancient régime”, torna un campionari di tecnicismi che già negli anni ’80 alimentava una tale noia… Filippo Ceccarelli su Repubblica stila un campionario di lemmi e frasi che sembravano far parte di un’altra era politica.  Eppure non è così, a volte tornano.

Ceccarelli analizza il politichese di ieri e di oggi

L’editorialista politico di lungo corso ne sa molto di tic, atteggiamenti, moine, parole che hanno attraversato l’eloquio dei politici di vecchio conio. Eppure quelli di oggi sembrano ricalcare il vecchio copione tuffandosi a capofitto negli stilemi del passato. Verifiche,  retroscena vertici e mediazioni, convergenze, rimpasti, fase 2, non fiducia, appoggio esterno. Ceccarelli a proposito di quest’ultima espressione ricorda come già Alighiero Noschese, truccato da Ugo La Malfa, ne faceva un parodia spassosa: “Con spessi occhiali da miope, bofonchiando con accento siciliano «non si vede una minghia»; appoggiava dunque il braccio destro sullo stipite di una porta e premeva: l’appoggio esterno, appunto”. Che dire dell’Aventino? Anch’esso parte di una vasta e antica lettaratura di crisi istituzionali. E, a sorpresa, è spuntata dalle labbra di Mario Dragh la parola «fibrillazioni ».

La rivincita del politichese: Non sfiducia, verifica, rimpasti, pontieri e…

L’analista politico si chiede perché in prossimità di crisi governanti, e  politici riesumino il lessico della  Prima e nella Seconda Repubblica; confronta il vecchio con il nuovo. E se “il vecchio politichese porta la sua sfida all’eternità”, fa invece ridere la “buffa retorica” di oggi:  «il nuovo umanesimo» di Conte, per intenderci, o «l’eliminazione della povertà» certificata da Di Maio”. C’è però un filo conduttore che lega il passato con il presente: la gente non crede a quel che dicono i politici. Piuttosto che alle loro spericolate circonlucuzioni preferisono decrittare le loro espressioni, le facce: “la sopportazione di Draghi, il nasino all’insù dell’Avvocato del popolo, gli occhi bassi di Orlando, la smorfia corrucciata di Giorgetti”. E’ come interpretare una commedia dell’arte, fa intendere Ceccarelli: “”ualcosa che probabilmente ha a che fare con l’innata attitudine nazionale alla finzione, alla chiacchiera, alla commedia, al melodramma”.

Unica novità? “Papeete…”

Altro termine riportato in auge è il “pontiere”, colui che media tra le parti per giungere a una “ricomposizione”. Anche qui nulla di nuovo sotto il sole: fu nel 1967 che Paolo Emilio Taviani “cercò (invano) di lanciare un ‘ponte’ fra la maggioranza dei dorotei e la sinistra, specie Moro”. Su tutto aleggia, ieri come oggi, il rinvio, il salvifico rinvio «A settembre», per dare tregua a convulsioni istituzionali. Ma c’è un unicum, una novità nel gergo politico ripetuto fino alla noia: “Qualcosa di seminuovo, voce stentorea al microfono, sottofondo di musica elettronica: «Tutto pronto, grande carica, allacciate le cinture, da questo momento si vola: Papeete!!!».

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