I guai interni e il rischio che Putin lo faccia fuori: ecco cosa c’è dietro le parole di Medvedev

mercoledì 8 Giugno 8:41 - di Viola Longo
medvedev

Sintomo di una «escalation pericolosa», ma anche «una scelta di lealtà politica». Le parole di Dmitry Medvedev contro i nemici della Russia, gli occidentali, definiti «bastardi e degenerati» vanno lette anche in un’ottica interna. A pensarla così sono diversi osservatori, fra i quali Orlando Figes, storico inglese che a settembre sarà in libreria con il saggio The History of Russia e autore, ai tempi in cui Medvedev era presidente, di una lettera di protesta contro di lui per la confisca degli archivi della Memorial Society che indagava sui crimini di Stalin.

Medvedev «non è mai stato un moderato»

Intervistato da Repubblica, Figes ha ricordato che l’attuale vice presidente del consiglio di sicurezza russo non è mai stato un moderato e che quello era semmai un «auspicio degli occidentali». Quanto alle esternazioni di ieri, lo storico ha sottolineato che «Medvedev non ha specificato di avercela con gli occidentali, ma ha usato volutamente la vaga parola “loro” su Telegram. Ma quel post isterico è arrivato dopo un altro sulle sanzioni occidentali contro Mosca. In ogni modo, mi pare evidente che Medvedev citi il poema patriottico “Ai calunniatori della Russia” di Alexander Pushkin del 1831. Il che confermerebbe il suo riferimento agli occidentali».

Nelle sue parole «una scelta di lealtà politica» verso Putin

«Quella poesia, molto violenta – ha proseguito Figes – si scaglia contro i francesi che sostengono la rivolta dei polacchi contro i russi. Medvedev ha voluto fare questo parallelo con la guerra in Ucraina, minacciando l’Occidente. Non solo: mi pare anche una scelta di lealtà politica. Ossia vuole sottolineare che in Russia oggi non c’è alternativa a Putin. E che se un giorno Medvedev ne prendesse il posto, la linea durissima della Russia in Ucraina non cambierebbe di una virgola».

I guai interni di Medvedev

Una scelta che, secondo quanto si legge sul Corriere della Sera, va letta anche alla luce della personale condizione politica di Medvedev. «Dopo le dimissioni da premier all’inizio del 2020, la sua carriera ha preso una parabola discendente, attutita solo dall’antica amicizia con Vladimir Putin», scrive Marco Imarisio, aggiungendo che «un anonimo canale Telegram che da mesi pubblica notizie verosimili sulla politica russa ha fatto sapere lunedì, un giorno prima della sua esternazione su “bastardi e degenerati” che lo stesso Vladimir Putin sta valutando l’uscita di scena definitiva del suo ex pupillo, nonostante gli sforzi fatti da quest’ultimo per riguadagnare le posizioni perdute indossando i panni del falco estremista».

Figes: «Un’escalation che inaugura una fase pericolosa»

Ciò non toglie, come sottolineato ancora da Figes, che quella cui assistiamo «è senza dubbio un’escalation che inaugura una fase pericolosa», ha proseguito lo storico, facendo riferimento anche all’opzione militare: «Credo che i russi possano utilizzare in futuro armi nucleari tattiche, dobbiamo prepararci. Per loro l’Ucraina è una questione esistenziale». Per Figes «buona parte della Russia non è mai uscita dalla Guerra Fredda, specialmente la popolazione dai 45 anni in su. Con Putin e la sua propaganda, la retorica è rimasta sempre la stessa: “l’Occidente vuole distruggere la Russia”. Più andrà avanti la guerra, più ci sarà un’escalation anche della retorica. C’è poi un secondo motivo – ha concluso Figes – dell’enfasi sulla presunta russofobia: stimolare la coscrizione militare e la mobilitazione della popolazione».

 

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