Scuola, si affaccia l’incubo di un nuovo anno con la mascherina: a quando la ventilazione controllata?

giovedì 9 Giugno 11:45 - di Viola Longo
mascherina scuola

La circolazione di Omicron 5, la cosiddetta variante portoghese, offre uno slancio al partito delle mascherine. Benché infatti da più parti la comunità scientifica ribadisca che, per quanto più contagiosa, la nuova forma di Covid si presenta più benevola, c’è chi la presenta come argomento per sostenere la necessità di non dismettere il dispositivo. «È prudente continuare a indossare la mascherina nei locali al chiuso, specialmente se affollati o poco ventilati, indipendentemente dalla decisione del governo di prolungarne l’uso sui mezzi di trasporto», ha detto il presidente della Fondazione della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, facendo proprio riferimento alla variante Ba.5.

Omicron 5 manda in fibrillazione il partito delle mascherine

Dello stesso parere anche il virologo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. «A mio avviso – ha detto – l’indicazione a portarla si potrebbe lasciare, anche perché circola un ceppo contagioso e sta prendendo piede Omicron 5, che sembra ancora più diffusivo». L’orizzonte per ora è quello del 15 giugno, data in cui l’obbligo dovrebbe decadere in via definitiva, ma intorno alla quale il dibattito è ancora aperto, specie per i mezzi di trasporto. La prospettiva del dibattito, però, si allunga inevitabilmente fino all’autunno, sia per le incertezze dal punto di vista epidemiologico sia per l’appuntamento con il ritorno in classe.

Bianchi fa l’elogio della mascherina a scuola

La scuola, infatti, ad oggi è uno dei pochi comparti ancora sottoposti a obbligo, con la ricaduta concreta di esami di maturità e terza media che gli studenti dovranno affrontare col bavaglio, disposizione confermata ieri dalla sentenza del Tar del Lazio. Sempre ieri, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, ospite di SkyTg24, ha tessuto le lodi della mascherina, dicendo che «quando a settembre abbiamo deciso di aprire la scuola abbiamo fatto un patto, garantire la massima sicurezza non per me, ma per il mio vicino di banco: la mascherina – ha detto – è il simbolo di questo patto di vicinanza». Ha poi invitato a «non enfatizzare» l’obbligo agli esami: «I ragazzi – ha detto – mi sembrano tranquilli e sereni. La risolveremo nel modo migliore, non sono queste le questioni».

Contro un altro anno col bavaglio in classe solo auspici

Forse, più che tranquilli, ormai sono rassegnati, ma un conto è pensare di dover fare un ultimo sforzo, un conto è pensare di dover passare un altro anno in classe con la mascherina, magari fino a 8 ore al giorno come i più piccoli che fanno il tempo pieno. Rassicurazioni sul fatto che l’anno prossimo la mascherina non si userà, infatti, allo stato attuale mancano. Per ora siamo agli auspici: «Il prossimo anno speriamo di riaprire le scuole senza mascherina», ha detto il sottosegretario all’Istruzione, Barbara Floridia; «Per come stanno le cose oggi penso che la mascherina a scuola a ottobre non si porterà. Spero che anche il mondo scientifico ci indichi questo, anche se la mascherina ha una sua utilità», sono state le parole del suo omologo alla Salute, Pierpaolo Sileri. Meno rassicuranti, invece, le parole di Bianchi, per il quale «ora per la scuola italiana non si tratta di tornare alla normalità», perché «ci sarà una nuova normalità».

Nulla oltre la combo mascherine-distanziamento-vaccini

Che vuol dire «nuova normalità»? Nella definizione rientrano anche le mascherine, diventate ormai compagne quotidiane degli studenti? In questo clima di incertezza una sola cosa è certa: anche per la scuola italiana il governo in questi due anni di pandemia non è saputo andare oltre la triade “mascherine, distanziamento e (da quando ci sono) vaccini”. Per carità, la combo ha fatto la propria sacrosanta parte, ma, a ben vedere, se la sono caricata tutta i cittadini, senza che vi fosse alcun intervento strutturale in grado di alleggerire il carico fisico ed emotivo che ha comportato e che è stato tanto più pesante per la popolazione scolastica, a partire dai bambini di sei anni.

L’appello di Vaia per la ventilazione meccanica controllata

Eppure qualcosa si sarebbe potuto fare, come dotare le scuole dei dispositivi per la ventilazione meccanica controllata (Vmc). Un appello in questo senso è stato rilanciato ieri dal direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia: «Abbiamo davanti a noi alcuni mesi per mettere in sicurezza le scuole con impianti di aerazione e ventilazione meccanica che, come dico da due anni e come ha anche certificato uno studio Spallanzani-Sapienza, hanno un’efficacia tre volte superiore alle mascherine nel proteggere dal contagio da Sars-CoV-2». «È ora di dire basta ai bambini con la mascherina: è uno spettacolo che non vogliamo più vedere», ha chiosato Vaia, auspicando poi l’utilizzo di sistemi di aerazione moderni anche per cinema, teatri e trasporto pubblico.

Meloni: «Quanto tempo ancora vogliono perdere?»

Le parole del direttore dello Spallanzani sono state rilanciate su Facebook da Giorgia Meloni. «Da sempre Fratelli d’Italia propone di adottare la ventilazione meccanica controllata e ne ribadisce l’importanza e l’efficacia come mezzo di contrasto al contagio. Quanto tempo ancora volete perdere prima di mettere in sicurezza in modo serio le scuole invece di perseverare con l’obbligo della mascherina in classe?», ha scritto la leader di FdI.

L’esempio Marche: la ventilazione meccanica controllata arriva a scuola

A due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia e a circa due anni da quando se ne è iniziato a parlare, infatti, la Vmc nelle scuole è ancora un miraggio, mentre restano solo pochi esempi virtuosi a carattere locale, come quello delle Marche, il cui governatore, Francesco Acquaroli, è di FdI. Nel 2021 la sua giunta, dopo aver commissionato uno studio specifico sull’argomento, ha stanziato 9 milioni di euro per l’installazione della Vmc con l’obiettivo di arrivare a coprire oltre 2.200 aule.

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