Il cardinale Zuppi (presidente Cei): “Meloni premier? La conosco da tempo, la Chiesa non ha preclusioni”

venerdì 24 Giugno 8:31 - di Luisa Perri
cardinale Zuppi

Il cardinale Matteo Zuppi ha ricevuto a Bologna i principali giornali italiani per una prima intervista a tutto campo dopo l’elezione alla presidenza della Cei. Spiega che la Cei e ha tutti a ribadito che ci attende «un ottobre caldo e con un Paese alle prese con tre gravi problemi, corruzione, evasione e burocrazia». Ma dice che l’auspicio è che il prossimo anno «non sia solo di campagna elettorale».

E a questo proposito sull’eventualità che alle prossime elezioni Giorgia Meloni possa uscire vincitrice, come possibile prima premier donna precisa «La conosco da quando era ministro delle politiche giovanili – dice il porportato romano – allora c’era il governo Berlusconi. La Chiesa non ha preclusioni di sorta e non abbiamo mai fatto nessuna analisi in merito. Per noi la volontà del popolo è sovrana. Chiunque sarà l’interlocutore a Palazzo Chigi troverà una Cei attenta a difendere le sue posizioni, che si riassumono nella tutela dei valori cristiani legati alla persona. La persona per noi è sempre al centro. L’interlocuzione con i governi, di ogni colore, è sempre istituzionale e non ci devono essere differenze. Anzi, ci sarà molto rispetto e con tanta lealtà e chiarezza la Cei dirà sempre ciò che la preoccupa o se ci saranno temi di disaccordo».

“Destra e sinistra? Fra le parti politiche vedo intolleranze ingiustificate”

La spaccatura tra destra e sinistra? Al Corriere della Sera dice: «Certe toponomastiche mentali sono vecchie di sessant’ anni fa, senza più riferimenti ideologici. Anche nella Chiesa. Nei paesini scopro di quale parte è il sindaco alla fine. Se si tratta di difendere la persona, dobbiamo farlo tutti insieme. La sfida è superare queste spaccature e lavorare insieme. Fra le parti ci sono spesso intolleranze ingiustificate, un clima elettrico e dannoso. Il punto è trovare risposte per tutti»

Il cardinale Zuppi: “L’Ucraina ha diritto di difendersi, ma insistiamo per il negoziato”

L’arcivescovo di Bologna, che dice di non avere ancora incontrato Draghi da quando è diventato presidente della Cei, ricorda i nuneri spaventosi del nostro Paese con «oltre 6 milioni di persone povere. Praticamente un italiano su dieci». Per il cardinale Zuppi «è un momento assolutamente decisivo per il nostro Paese e anche per l’Europa intera. Tutto quello che davamo per scontato ed era stabile, sicuro o resistente non lo è più. Serve compattezza nazionale a ogni livello, nessuno escluso. C’è anche bisogno che le istituzioni funzionino. Dobbiamo combattere evasione, corruzione e burocrazia. Anche se, mi chiedo, come faremo in cinque anni a mettere in piedi un piano risolutivo di qualcosa che ci portiamo appresso da troppi decenni».

Non poteva mancare una riflessione sulla guerra in Ucraina. «Penso che si debba fare di tutto per arrivare al disarmo. Invece delle armi dovremmo cominciare a pensare a vie differenti, a far agire maggiormente la diplomazia, a insistere sull’impegno vero per il negoziato. Ogni guerra finisce sempre con un negoziato. Certo, in questo caso abbiamo un paese aggredito che ha il diritto di difendersi, ma nella ricerca della pace si devono sfruttare anche altri terreni e a non investire solo sul materiale bellico».

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