Delitti di Sarzana, il sospettato doveva essere in cella da mesi. Scattano gli accertamenti del tribunale

venerdì 10 Giugno 9:39 - di Greta Paolucci
Delitti Sarzana

Delitti di Sarzana, il caso procede e per il sospettato fermato, Daniele Bedini la situazione si aggrava. Così come si complica il quadro della vicenda. L’artigiano 32enne, fermato nei giorni scorsi in veste di indagato per l’omicidio della prostituta albanese, Nevila Pjetri, da ieri è inquisito anche per l’assassinio del trans Carlo Bertolotti, alias Camilla. Non solo. A quanto emerge dagli accertamenti interni al tribunale di Massa, l’uomo «doveva essere in carcere già da febbraio». Intanto gli inquirenti sono al lavoro per individuare un possibile nesso tra i due omicidi. E, soprattutto, per accertare se e come siano riconducibili ad una stessa mano.

Delitti di Sarzana, Bedini fermato anche per l’omicidio del trans

Lo abbiamo anticipato in apertura: nel caso dei delitti di Sarzana, il quadro si complica. Nelle ultime 24 ore, infatti, è emerso un dato rilevante: il falegname 32enne, principale indiziato degli omicidi legati al mondo della prostituzione, doveva essere in cella a Massa almeno da metà febbraio. Quando la Corte di Cassazione, dopo un’udienza celebrata a dicembre, ha depositato le motivazioni dell’ordinanza che dispone per Bedini tre anni di reclusione per una rapina a una sala slot nel 2019. Ma l’ordine di esecuzione della pena in realtà è arrivato solo nei giorni scorsi. Dopo il ritrovamento dei due cadaveri a pochi passi dal torrente Parmigliola.

L’indiziato dei due omicidi doveva essere in cella da mesi

E quando i carabinieri hanno fatto irruzione dall’uomo e lo hanno portato, prima in caserma a Sarzana. Poi in carcere a La Spezia in attesa della convalida del fermo per omicidio. E quando il padre dell’indagato ha tentato disperatamente di difendere il figlio, asserendo: «Ha sbagliato in passato ma non c’entra nulla con gli omicidi dell’ultima settimana». Mentre, lo stesso Bedini, si difende sostenendo che sabato sera è stato «fino alle 3 di notte nel locale Aisha, sul lungomare di Carrara insieme al mio cane e a due amici. Quando poi sarebbe tornato a casa…

Scattano «accertamenti interni» al tribunale di Massa

Dunque ora, dopo il cortocircuito giudiziario, sul mancato arresto dell’uomo indagato per i delitti di Sarzana delle due prostitute, sono scattati «accertamenti interni» al tribunale di Massa, mirati a «capire quale disguido abbia impedito alla procura di avere la disponibilità del fascicolo delle misure applicate a Davide Bedini». Lo conferma all’Ansa il presidente del tribunale, Paolo Puzone. Che sul caso in esame, all’agenzia di stampa spiega che l’uomo avrebbe dovuto trovarsi in cella già da quattro mesi. Ossia dopo che a febbraio la Cassazione ha convalidato – rendendola definitiva – una condanna a tre anni di reclusione per rapina aggravata emessa nei suoi confronti.

Delitti di Sarzana, il quadro si complica…

«Nel caso in esame – spiega Puzone e riferisce l’Ansa – a fronte di una sentenza di condanna divenuta definitiva, la procura della Repubblica di Massa, per conoscere il “presofferto”, ha chiesto il fascicolo delle misure cautelari sia alla corte d’appello. Sia al tribunale di Massa. Organi giudicanti che potevano avere la disponibilità di quel fascicolo a seguito della restituzione degli atti da parte della Cassazione. Ora stiamo verificando – ha quindi concluso il presidente di tribunale – quale disguido o disservizio possa essere accaduto per impedire che la procura avesse la disponibilità del fascicolo delle misure in questione».

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