Aborto, dopo la sentenza Usa la sinistra italiana va alla guerra. E la Gruber è già in trincea

25 Giu 2022 9:33 - di Valerio Falerni
aborto

Tempo al tempo. E neanche tanto prima di vedere la sinistra italiana rovesciare sulla destra (italiana) i veleni ideologici sprigionati dalla sentenza della Suprema Corte Usa sull’aborto. Ne abbiamo avuto un significativo anticipo ieri con la solita Lilly Gruber, lestissima a tradurre in un attacco alla Meloni e a Salvini il verdetto dei giudici americani. Purtroppo per lei e per gli altri smaniosi di bandire la consueta crociata in nome dei diritti, nessun esponente del centrodestra italiano ha pubblicamente stappato lo champagne. Un basso profilo che non li metterà tuttavia al riparo dal rogo delle polemiche.

La Corte Suprema cancella l’aborto come diritto federale

Sicuro: la cancellazione, dopo mezzo secolo, della sentenza Roe vs Wade, è tentazione troppo ghiotta per non cedervi. Ne sa qualcosa Francesco Borgonovo, ospite ieri della Gruber e attaccato (da Alessandro De Angelis) persino perché abbigliato di nero («si vede che ti sta bene»). La sua colpa? Aver osato di non cedere all’isteria dilagante e tentato di inquadrare la sentenza della Suprema Corte americana: non negazione assoluta di ricorrere all’aborto, ma sua “retrocessione” da diritto federale, cioè ugualmente garantito sull’intero territorio Usa, a diritto statale. E questo in nome della interpretazione “originalista” della Costituzione.

La giudice progressista che la pensava come Samuel Alito

Significa che quel che non trova menzione nei suoi emendamenti fondamentali non può ricevere tutela costituzionale e quindi federale. In effetti, il giudice (repubblicano) estensore della sentenza Joe vs Wade riuscì a sdoganare l’aborto appigliandolo alla tutela della privacy. Un appiglio debole, secondo Samuel Alito, il giudice (repubblicano) odierno che l’ha cancellata. Ma la pensava come lui – lo scrive oggi sulla Stampa Concita Di Gregorio – anche la giudice (progressista) Ruth Bader Ginsubrg. Lo definì, infatti, «molto vulnerabile». A conferma che non tutto si presta allo schema manicheo. Neppure il tema dell’aborto. Ma è proprio quello che brandirà come una clava anche la sinistra italiana. Tempo al tempo.

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