Usa, cos’è la storica sentenza “Roe v Wade” che dal 1973 legalizzava l’aborto: la vicenda processuale

24 Giu 2022 20:10 - di Redazione
aborto Rue v Wade

La Roe v Wade, la sentenza che dal 1973 legalizzava l’aborto negli Stati Uniti, ha preso il suo nome da Jane Roe, lo pseudonimo dato alla donna texana – che in seguito fu identificata come Norma McCorvey – che nel 1969 voleva interrompere la gravidanza del suo terzo figlio; sfidando la legge dello Stato che vietava l’aborto, tranne nei casi in cui fosse in pericolo la vita della madre. La Corte Suprema aveva riconosciuto il diritto della donna texana di interrompere la gravidanza dopo che un gruppo di avvocati guidati da Sarah Weddington fu contattato dalla donna incinta del suo terzo figlio. A rappresentare lo Stato del Texas era l’avvocato Henry Menasco Wade. La Corte decise a larga maggioranza, sette giudici contro due, in favore della donna – che intanto aveva comunque avuto la sua terza figlia – stabilendo che, sebbene la Costituzione non affronti direttamente la questione del diritto all’aborto, questo viene tutelato dal diritto alla privacy, in particolare con il nono e 14esimo emendamento.

Aborto, la storica sentenza del 1973 “Roe v Wade”: la vicenda

Inoltre, nell’opinione della maggioranza, il giudice Harry Blackmun argomentò che negare l’accesso all’aborto provoca dei danni che comprendono la minaccia alla salute fisica e mentale delle donne, costi finanziari e stigma sociale. “Quindi noi concludiamo che il diritto alla privacy personale comprende la decisione di abortire”, scriveva sostenendo che questo diritto deve “prevalere sugli interessi regolatori degli Stati”.  La sentenza venne pronunciata il 22 gennaio del 1973 e rese legale a livello federale il diritto all’aborto per la donna come libera scelta personale. Prima di allora ogni Stato aveva una propria legislazione in materia. Almeno in trenta l’aborto era considerato un reato di common law, basato sui precedenti giurisprudenziali e non sui codici. In soli quattro Stati bastava la richiesta della donna, ricostruisce la vicenda il Riformista.

Su quali presupposti la donna ottenne di poter abortire

“Jane Roe era nata nel 1947 in Louisiana ed era cresciuta a Houston, in Texas. Era scappata di casa a 18 anni, si era sposata e aveva avuto due figlie. Era incita del terzo figlio, di un uomo che lei definiva come molto violento, quando gli amici la convinsero a chiedere al tribunale di poter abortire. E di raccontare di essere stata vittima di stupro per ottenere l’aborto. Il Texas permetteva all’epoca l’aborto in caso di stupro e incesto. Non essendoci alcun rapporto della polizia sulle violenze la richiesta fu respinta. Allora le legali fecero ricorso alla Corte Distrettuale dello Stato che diede ragione a Roe a partire dal IX Emendamento della Costituzione: in cui si dichiara che l’elenco dei diritti individuali può essere integrato da altri diritti, non specificamente menzionati nella Costituzione. Wade fece ricorso a sua volta alla Corte Suprema. La decisione fu presa a maggioranza di sette giudici a due su un’interpretazione del XIV Emendamento che riguardava il diritto alla privacy; inteso come diritto alla libera scelta per quanto riguarda le questioni della sfera intima di una persona”.

Sentenza ribaltata: “argomentazione debole, conseguenze negative”

Nella bozza della decisione attuale dei giudici che il 3 maggio scorso era stata anticipata da Politico, si afferma che la sentenza del ’73 deve essere “ribaltata” perché “clamorosamente sbagliata sin dall’inizio”; fondata su “un’argomentazione eccezionalmente debole che ha avuto conseguenze negative” con il risultato di “infiammare il dibattito ed aumentare le divisioni: è arrivato il momento di tornare alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentati del popolo”. Anche se estremamente rara, la decisione della Corte Suprema di ribaltare e annullare un suo precedente è possibile. Il divieto di aborto è in procinto di entrare in vigore in 13 stati americani nei prossimi 30 giorni. I 13 stati possono vietare l’aborto in 30 giorni, eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo. Il Missouri – leggiamo sul “Riformista”- ha annunciato di essere il “primo” Stato a vietare l’aborto, che ora è illegale anche in Texas con effetto immediato.

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