Vessazioni alla giornalista Rai, il pm chiese l’archiviazione. Dania Mondini: “C’è tanto altro dietro…”

venerdì 13 Maggio 20:48 - di Giovanni Pasero
Dania Mondini

“Vogliono ridicolizzarmi, ma dietro la mia denuncia c’è ben altro”: Dania Mondini, la giornalista del Tg1 che ha avuto la ribalta per la sua causa di lavoro, si sfoga così commentando le pagine dei giornali di oggi.

“Dania Mondini ha avuto il coraggio di ribellarsi ad una situazione che tocca soprattuto le donne. E ahinoi ne paga ancora le conseguenze per gli strascichi che tutta questa vicenda ha avuto sulla sua salute”. I legali della giornalista del Tg1 Dania Mondini, l’avvocato Ruggero Panzeri e il consulente e procuratore speciale Claudio Loiodice, interpellati dall’Adnkronos, intervengono così su una vicenda iniziata nel 2018 e ancora non risolta.

“Una vicenda che viene fatta passare per il caso goffo di un collega incivile – dicono i legali –  con cui si deve convivere, ma che in realtà nasconde molto di più. E le nuove carte che abbiamo raccolto e che presenteremo alla Procura Generale, consentiranno, se mai fosse ancora necessario, di comprenderlo bene”.

La richiesta d’archiviazione risale all’ottobre 2021

“La nostra assistita, resasi conto che le venivano negate promozioni che ad altri invece venivano concesse, sebbene a fronte di minori anni di servizio e ruoli di grado minori – spiegano – nel 2020 ha chiesto alla Rai l’accesso agli atti per comprendere i metodi di valutazione alla base di questa disparità di trattamento. Si tratta di promozioni fatte nella redazione del Tg1 mattina, alcune davvero strabilianti per velocità di carriera, che riguardavano persone con cui Dania Mondini avrebbe dovuto condividere la stanza al centro dell’attenzione dei quotidiani di oggi. Una stanza con sei postazioni di cui una per il soggetto dai comportamenti incivili di cui non facciamo il nome che aveva gli stessi orari di Dania Mondini, e altri quattro colleghi che, invece, avevano turni a rotazione. La Rai, però, ha negato l’accesso agli atti e noi abbiamo fatto ricorso al Tar che ci ha dato ragione”.

I legali di Dania Mondini preparano un’integrazione di denuncia

“A quel punto – ricostruiscono i legali – la Rai si è rivolta al Consiglio di Stato che ha rimandato la valutazione ad un’altra sezione del Tar . E anche questa volta, un anno fa, il Tar ha dato ragione a Dania Mondini. E di nuovo la Rai ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Siamo in attesa che si pronunci”, chiariscono i legali, spiegando che quello fin qui raccontato è il percorso in sede amministrativa ma che, nel contempo, hanno agito anche sul piano penale. “Contestualmente – spiegano – abbiamo depositato anche una serie di denunce alla Procura d Roma dove il pm assegnatario ha fatto la richiesta di archiviazione alla quale ci siamo opposti. Ad ottobre 2021, il Gip ha poi fissato l’udienza per decidere dell’archiviazione, ma prima che il Gip decidesse se archiviare o fare ulteriori indagini, la Procura Generale ha avocato a sé il fascicolo penale, ritenendo, evidentemente, che vi fosse un nesso di causalità tra i comportamenti degli indagati e le ripercussioni psicologiche su Dania Mondini che invece, il pm non aveva ravvisato a dispetto dei riscontri medici. Ora si attendono le determinazioni della Procura Generale. Noi stiamo preparando una integrazione di denuncia con nuovi elementi probatori da presentare alla Procura Generale in relazione a ulteriori fatti emersi che coinvolgono altri dipendenti della Rai, giornalisti e non, oltre ai cinque indagati”.

Il consigliere Rai Laganà: “Assurdo che sia negato l’accesso agli atti”

“Seguo la vicenda di Dania Mondini fin dai primi momenti della scorsa consiliatura. Quello che sta emergendo in queste ore sminuisce e ridicolizza un percorso doloroso che sta vivendo la giornalista Rai. La delicatezza e complessità della vicenda viene dimostrata dalla decisione del Procuratore Generale di avocare a sé l’inchiesta”. Lo sottolinea il consigliere Rai Riccardo Laganà all’Adnkronos a proposito del caso della giornalista del Tg1 giunto in procura.

“La giornalista – evidenzia – ha chiesto più volte conto, attraverso l’accesso agli atti, delle motivazioni e dei criteri legati alla progressione di carriera e alle promozioni di suoi colleghi proposte da vari direttori del Tg1. E ha dovuto suo malgrado scoprire, non unica tra i dipendenti – fa notare Laganà – che il diritto di accesso, e con esso il valore della trasparenza, rimane ancora sulla carta”.

 

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