Ucraina, il viaggio di Salvini a Mosca imbarazza l’alleato Pd: «Riferisca a Draghi e al Parlamento»

lunedì 30 Maggio 18:23 - di Michele Pezza
Salvini

Il viaggio prima annunciato e poi (di fatto) annullato di Matteo Salvini a Mosca in veste di mediatore arroventa il confronto politico. Il Pd ha tutta l’aria di voler regolare i conti una volta per tutte con l’ingombrante “alleato“. Ai dem non sembra vero poterlo inchiodare ancora una volta alla croce delle sue liasons dangereuse, incarnate per l’occasione nelle sembianze dell’avvocato Antonio Capuano, già deputato di Forza Italia e ora consulente diplomatico. E se l’ex-capogruppo Andrea Marcucci sceglie l’ironia («Salvini a Mosca con la sceneggiatura dell’avvocato Antonio Capuano sembra il film di un Totò crepuscolare»), i responsabili di Sicurezza ed Esteri del Pd Enrico Borghi e Lia Quartapelle ci vanno giù duro.

Nel mirino dem il ruolo del consulente Antonio Capuano

E definiscono «profondamente inquietante» lo scenario che si apre sulla missione moscovita. E proprio per la presenza di Capuano. Il quale – eccepiscono – «non lavora a nessun titolo formale nello staff di Salvini, né ha incarichi di natura pubblica, ma ha una consulenza con l’ambasciata russa». Da qui la richiesta del Pd affinché Salvini «chiarisca al presidente del Consiglio, al Parlamento e agli italiani la natura della propria iniziativa». Ma ce n’è anche per la Lega. «Stupisce e inquieta – sottolineano i due esponenti dem – che nessuno al suo interno manifesti imbarazzo per questo livello di ambiguità che la linea del partito determina».

Azione: «Salvini torni al Papeete»

Il profluvio di parole che arriva dal Pd stride con la laconicità del commento di Giuseppe Conte: «Salvini vuole andare a Mosca? “Ha i suoi desideri, per carità…». Addirittura tranchant l’ex-forzista Osvaldo Napoli:«Molto meglio per Salvini tornare al Papeete». Le uniche parole incoraggianti per la missione di Salvini arrivano proprio da dove non dovrebbero arrivare per non alimentare altri sospetti, cioè dalla Russia. «Iniziative come queste servono a trovare una futura via di uscita», assicura Sergey Markov, già consigliere di Putin, ora direttore dell’Istituto di Ricerche politiche a Mosca. A suo avviso, «esiste una possibilità» che Putin riceva Salvini. «In fondo – spiega -, è il capo di un partito alleato di quello del presidente, Russia Unita. Più probabile sarebbe un colloquio con Sergey Lavrov. Ancora più probabile, quasi certo, un incontro con lo speaker della Duma».

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