Tutti al tavolo dell’Astrid per una legge elettorale contro FdI. Ma la Lega (per ora) resiste

mercoledì 18 Maggio 17:58 - di Michele Pezza
Astrid

Il terreno è minato ma c’è chi vi si avventura, seppur cautamente: parliamo della legge elettorale. Nel silenzio sospetto dei partiti è stata una fondazione – l’Astrid – ad assumere l’iniziativa invitando ad un seminario a porte chiuse, che si è tenuto la cosa settimana, tutti i capigruppo parlamentari della maggioranza. Vale a dire tutti tranne Fratelli d’Italia. Più che il confronto nel merito tra difensori dell’attuale Rosatellum e nostalgici del sistema proporzionale, la vera notizia è proprio il mancato invito agli esponenti di FdI. Non stupisce, perciò, che mancando i rappresentanti di Giorgia Meloni, tutti gli occhi fossero tutti puntati sulla Lega. Della serie: se il Carroccio dice sì, il proporzionale lo apparecchiamo in quattro e quattr’otto.

La fondazione Astrid ha tenuto un seminario a porte chiuse

All’appuntamento dell’Astrid, il partito di Matteo Salvini si è presentato con il presidente dei deputati Riccardo Molinari e Igor Iezzi, capogruppo in commissione Affari Costituzionali. Nessun senatore. Neppure Roberto Calderoli, gran conoscitore della materia. L’assenza del padre del Porcellum ha finito per imbaldanzire i proporzionalisti che ancora ne ricordavano l’accorata difesa del maggioritario dalle colonne di Repubblica. Purtroppo per loro, a confermare oggi l’indisponibilità della Lega a modificare l’attuale legge elettorale ha provveduto uno dei due invitati dell’Astrid, cioè Iezzi. «Per la Lega – ha avvertito – va bene il Rosatellum. Non c’è alcuna apertura a modifiche e l’ho ribadito anche a quel seminario».

Il leghista Iezzi: «A noi va bene l’attuale Rosatellum»

Di più, in ossequio alla segretezza dei lavori dell’Astrid, il deputato non ha volto dire. Di certo le sue parole sembrano destinate a spezzare ogni revanscismo in senso proporzionale. Sembrano, appunto. Perché a sinistra non considerano ancora chiusa la partita. A maggior ragione ora che Enrico Letta, pressato da chi nel Pd mal digerisce il “campo largo” con i 5Stelle, ha aperto alla possibilità di modificare la legge elettorale. La base dove poggiano le residue speranze sono le amministrative di giugno. Il ragionamento è semplice: se il centrodestra le busca dopo aver litigato, le possibilità di incollarne i cocci si riducono notevolmente, e a quel punto tornare ad una legge elettorale proporzionale, cioè senza vincolo preventivo di coalizione, tornare utile a tutti. Tranne, ovviamente, agli italiani.

 

 

 

 

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