Tra Lega e FI non scoppia la pace. Gli “azzurri” sognano il proporzionale per affrancarsi da Salvini

8 Nov 2021 14:19 - di Valerio Falerni
Salvini

Non c’era certo bisogno dell’intervista di Mara Carfagna alla Stampa per rendersi conto della fragilità dell’equilibrio nel centrodestra di governo. Era chiaro sin dall’esito del summit di Villa Grande (nella foto) tra le delegazioni ministeriali di Lega e Forza Italia, presenti i rispettivi leader Salvini e Berlusconi, che l’incontro era servito solo a nascondere la cenere sotto il tappeto. Tanto più alla luce delle polemiche incrociate che l’avevano reso necessario. Ad innescarle, come si ricorderà, l’intervento di Maria Stella Gelmini, sostenuta da Renato Brunetta e dalla stessa Carfagna, in occasione dell’elezione a capogruppo di Paolo Baretta. In pratica, i tre ministri accusavano Tajani e altri esponenti “azzurri” come Licia Ronzulli di essere ormai funzionali alla linea sovranista di Salvini. Un’intemerata che incrociò il feroce disappunto del Cavaliere.

Dalla Carfagna ancora una presa di distanza da Salvini

Da qui la convocazione del vertice con tanto di foto e sorrisi, ma privo di effetti pratici. Prova ne sia appunto l’odierno controcanto della ministra per il Sud nei confronti della Lega e del suo capo. Un fulmine a ciel sereno, verrebbe da dire ad osservare la calma piatta tra i due partiti. Che cosa cela, dunque, la puntigliosa contrapposizione tra l’europeismo di forzista e il sovranismo leghista ostentata dalla Carfagna? Tanto più che Berlusconi aveva bandito ogni polemica, attento com’è a giocare bene le sue carte in vista dell’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Lui ci spera, ma deve partire dalla granitica compattezza della coalizione. Ma se sono proprio i suoi ad incrinarla vuol dire che il problema ce l’ha in casa sua, più che in quella di Salvini. Il tema, in realtà, è assai più concreto e prosaico dei posizionamenti in seno alla Ue.

Centrale sarà il tema della legge elettorale

Forza Italia come i 5Stelle guarda con comprensibile preoccupazione alle prossime elezioni politiche. Il partito di Berlusconi è dato dai sondaggi più benevoli all’8 per cento. Alle ultime elezioni aveva ottenuto quasi il 15. Già così significherebbe rappresentanza quasi dimezzata. Ma a rendere un sogno per molti la rielezione è il taglio delle poltrone parlamentari da 945 a 600. Oltre alla previsione tutta politica che al Nord difficilmente Salvini accorderebbe il proprio placet alle candidature di quegli “azzurri” che più di altri hanno marcato la distanza dal Carroccio. In un contesto così, a prevalere su ogni altra considerazione è la legge elettorale. I tre ministri berlusconiani rappresenta la punta emergente di un più vasto ambiente che non fa mistero di volere il sistema proporzionale. È un’esigenza, intempestiva, confusa e velleitaria. Ma fintanto che non la si affronta, il centrodestra sarà unito solo a parole.

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