“Quando sarà abbastanza?” Il dolore e la rabbia di Steve Kerr, coach Nba, sconvolto per la strage in Texas (video)

mercoledì 25 Maggio 19:47 - di Giulia Melodia
Texas Steve Kerr

«Quando sarà abbastanza? E quando faremo qualcosa?» si chiede l’allenatore Nba, Steve Kerr, con voce rotta dalla commozione e esasperata dall’indignazione. Dalla rabbia. Dal dolore. Della partita che i suoi disputeranno di lì a qualche ora non gli interessa parlare: «Giocheremo come sempre, ma il basket ora non conta… Da quando abbiamo finito la sessione di tiro bambini e maestre sono stati uccisi a 400 miglia da qui». Poi prosegue: «Sono così stanco di dovermi alzare e fare le condoglianze alle famiglie devastate che sono là fuori». Vite distrutte, esistenze azzerate. E un orrore che non accenna a placarsi, e che si rinnova a ogni nuova, terrificante, carneficina.

Strage in Texas, le parole di fuoco del coach Nba Steve Kerr

Lo ripete al limite delle lacrime, Kerr, pensando a quelle giovanissime vittime. A quegli adulti sacrificati solo perché si trovavano lì: «Quando sarà abbastanza?». Il coach dei Golden State Warriors, prima della partita poi persa sul campo del Dallas Mavericks in gara 4 della finale di Western Conference, sembra non darsi pace per quanto accaduto. E in un lungo e emozionato intervento sulla strage compiuta da un 18enne in una scuola elementare di Uvalde, in Texas, ripete a più riprese: «Quando faremo qualcosa? Sono stanco, davvero stanco di venire qui a fare le condoglianze a famiglie devastate dal dolore. Mi dispiace, sono stanco dei minuti di silenzio. Basta, ora è troppo», ha detto Kerr visibilmente toccato dagli eventi, in un misto di disperazione e commozione. Indignazione e dolore. Struggimento e rabbia.

Il problema della diffusione delle armi negli Usa

Riflessioni, le sue, per quanto sopraffatto dallo choc, che non lasciano fuori dal discorso un chiaro riferimento alla politica a stelle e strisce. Parole che vanno a colpire direttamente i senatori americani, centrando il punto e fissando nel mirino quei «50 senatori che al momento si rifiutano di votare una proposta di legge sul “background check” per l’acquisto di armi», approvata dalla Camera due anni fa. E «rimasta lì da allora». Kerr – il cui padre è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in un attacco terroristico a Beirut nel 1984 – si è sempre battuto per limitare la diffusione delle armi negli Stati Uniti. E anche in questa occasione ha voluto far sentire la sua voce, in particolare sul disegno di legge H.R.8.

Strage in Texas, duro j’accuse del coach alla politica americana

«C’è un motivo per cui non la votano: vogliono mantenere il potere», accusa Kerr furioso. Quindi, rivolgendosi direttamente ai senatori che rifiutano di votare leggi sul tema, aggiunge: «Continuerete a mettere il vostro desiderio di potere davanti alle vite dei nostri anziani? Dei nostri bambini? Dei nostri fedeli? Perché è questo che vediamo ogni settimana»,  elencando, una ad una, solo le ultime uccisioni di massa avvenute nel Paese.

«Non possiamo abituarci a questo»…

«Sono stanco, ne ho abbastanza. Giocheremo una partita stasera, ma vorrei che ogni singola persona mi ascoltasse… Come vi sentireste se fosse accaduto a voi? Non possiamo abituarci a questo. Restare qua. Leggere le notizie, e poi giocare una partita mentre 50 senatori a Washington ci tengono in ostaggio e si rifiutano di votare per mantenere il loro potere… è patetico, ne ho abbastanza!», sbotta Kerr prima di abbandonare la conferenza stampa. Prima del match…

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