Micciché straparla: “No a Musumeci fascista, come La Russa e Meloni”. Poi smentisce, ma il nodo-Sicilia resta

domenica 8 Maggio 18:00 - di Monica Pucci

Pesantissima “chiacchierata”, questa mattina, con la Stampa di Torino, di Gianfranco Micciché, che accompagna le sue accuse politiche contro Nello Musumeci a la sua ricandidatura alla presidenza della Regione Sicilia, con frasi sul fascismo e su Ignazio La Russa e la Meloni. Dichiarazioni smentite in mattinata dal diretto interessato. Ma il caso Sicilia resta aperto, apertissimo, come fa notare lo stesso La Russa, al quale Micciché ha telefonato per negare di aver pronunciato quelle frasi, riprese in un articolo dai toni confidenziali nel segno delle “notti palermitane, vino, musica, scirocco e verità vere o inventate…

Le frasi di Micciché su Musumeci “fascista”

“Musumeci? Mai più. Guardi”, aveva detto al quotidiano torinese il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, aggiungendo: “Cinque anni fa subimmo un’imposizione. Ma a condizione che non si ricandidasse. Musumeci odia partiti, parlamento, stampa. ‘Di lei si occuperanno ben altri palazzi’, ha detto a un deputato dell’opposizione. D’altronde è coerente: lui è pur sempre un fascista catanese, Palermo è troppo nobile e intellettuale per il fascismo“. Miccichè nell’intervista spiega che non lo vogliono nemmeno i centristi: “Cuffaro e Lombardo sono pronti ad andare con il Pd, se c’è Musumeci”. E prosegue dicendo che non lo vogliono “nemmeno quelli di Fratelli d’Italia! Siamo tutti matti?”. Meloni però lo difende. “Da fascista qual è, si è accodata a La Russa, fascista siciliano come Musumeci”.

L’accordo sul Comune di Palermo è il viatico per la Regione?, gli chiedono. E lui. “Macché. Berlusconi mi ha detto: fai la mossa del cavallo e chiudi sul Comune sul loro candidato. Fatto, fregandocene della signora Meloni che ci vuole distruggere tutti. Ma Musumeci non passerà. Mai”. E se Meloni andasse da sola? “È fortissima, ma qui non si fanno colpi di mano. Vuole diventare il capo della destra europea dopo la Le Pen, trattando con quella americana. L’ho vista a Milano. Io ero a Fiuggi nel ’95. Una vera svolta. Fini era più avanti di lei oggi”, conclude il presidente dell’Ars.

La smentita del presidente della Regione, la replica di La Russa

Nel pomeriggio è poi arrivata la smentita di Micciché, accompagnata da una telefonata a Ignazio La Russa, che commenta. “Accolgo di buon grado la completa smentita di Gianfranco Micciche’ che mi ha telefonato per scusarsi di dichiarazioni che il quotidiano ‘La Stampa‘ gli attribuisce, in cui come disperata arma finale, attacca Musumeci, me e addirittura Giorgia Meloni con la vetusta accusa di fascismo tanto cara alla estrema sinistra orfana del comunismo. Sono certo che Gianfranco è stato travisato, infatti nessun esponente politico cosciente e non disturbato potrebbe sottoscrivere quel testo contrario ad ogni logica umana e politica”, dichiara il senatore di Fratelli d’Italia.

“Ho detto a Micciché, che ringrazio per la telefonata, che se la smentita può risolvere il problema dei rapporti personali, l’articolo impone però un pronto chiarimento politico, reso necessario anche dall’improvvido coinvolgimento nell’articolo di Silvio Berlusconi, descritto arbitrariamente come consapevole e coinvolto in una strategia che non gli appartiene utile a danneggiare gli alleati”.

“Al contrario, Berlusconi a cui pure mi appello perché si distingua da affermazioni così gravi da minare irreparabilmente il centrodestra da lui fondato e consenta di ricompattare in Sicilia una coalizione che gli avversari vorrebbero scardinare proprio perché destinata a vincere con Lagalla a Palermo e con Musumeci in Regione. Non è più possibile rimanere in posizioni equivoche che servono solo a danneggiare il centrodestra”, conclude La Russa.

L’ira del vicepresidente Gaetano Armao

Non convintissimo della smentita di Miccichè il vice presidente della Regione Siciliana Gaetano Armao. “I toni incontinenti usati dal Presidente dell’Assemblea regionale nei confronti del Presidente della Regione, come già in passato nei confronti miei e di assessori, sono scomposti ed inadeguati, oltre che totalmente falsi”, scrive su Facebook. “L’autorevolezza del giornalista chiamato in causa, adesso precipitosamente contestato dal bislacco intervistato che si rimangia le parole dal ‘sen fuggite‘, rende inverosimile anche la smentita”, sostiene Armao, secondo cui “il Presidente dell’Assemblea è incompatibile con ruolo che svolge, che impone sobrietà, equilibrio e senso delle Istituzioni” e “quel che accade oggi determina un punto di non ritorno”.

“Forza Italia, proprio perché interpreta i valori popolari e liberali, è un partito con grande rispetto delle istituzioni ed è parte centrale di questo governo – sottolinea Armao -; con equilibrio e responsabilità istituzionale, ben diverse da quelle con la quali sono state condotti i contraddittori confronti per l’indicazione del candidato sindaco a Palermo, contribuirà alla proposta di governo della Sicilia del prossimi cinque anni. È costituzionalmente inaccettabile che egli si esprima con queste volgarità dal ruolo che ricopre ed è incredibile che le forze politiche di opposizione, per bieca convenienza, non dicano una parola su questa grave frattura statutaria. Lo Statuto regionale, che ho sempre difeso da siciliano e da giurista, prima che da componente del governo, è stato tradito, calpestato con il silenzio di troppi, ma ciò non avverrà col mio”.

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