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Politica

Meloni: “Le teorie gender puntano ad abbattere la maternità. Draghi inserisca la natalità nel Pnrr”

13 mag 2022 di Adriana De Conto

“Serve un piano imponente di sostegno alla maternità”. “Va inserità la natalità tra le priorità del Pnrr”. Giorgia Meloni ha parlato forte e chiaro agli Stati generali della natalità. in corso a Roma all’Auditorium della Conciliazione. La cornice in si inquadra l’incontro è fosca. L’ Italia è un paese sempre più vecchio. Se non verrà invertita la rotta della natalità con misure strutturali nel 2050 l’Italia avrà 5 milioni di abitanti in meno. Solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro; con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni (16%); sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l’assistenza ai pensionati (32%). In questo quadro le nascite annue potrebbero scendere nel 2050 a 298 mila unità. Sono alcuni dei dati Istat illustrati dal presidente Gian Carlo Blandiardo agli Stati Generali della natalità.

Meloni: “Serve un piano imponente di sostegno alla maternità”

”Questo problema lo affronti non con un singolo provvedimento, tipo l’assegno unico o l’asilo nido. Serve un piano imponente di sostegno alla maternità”, ha rilevato la presidente di FdI che del sostegno alla famiglia ha fatto una sua bandiera con proposte, iniziative, convegni. Il suo intervento inizia in maniera informale. ”Chi me l’ha fatto fare a fare un figlio? Se mai la domanda è: chi me l’ha fatto fare a fare un figlio così tardi? Ci sono arrivata tardi, avrei voluto avere altri figli, spiace che mia figlia sia figlia unica… E’ un’esperienza unica, assoluta”, dice rivolta al pubblico e agli altri relatori. Poi si entra “in medias res”.

Meloni: Scandalizzarsi delle parole di Elisabetta Franchi non serva a nulla

Hanno fatto scalpore e scandalo le parole dell‘imprenditrice Elisabetta Franchi. La stilista bolognese aveva fatto un’esternazione sulle donne che lei preferisce mettere  nei posti di comando: ossia quelle che hanno passato gli “anta”, perché così hanno già dato i resti alla famiglia, già svincolate da oneri filiali. Era nato un putiferio: la maternità e il lavoro visti come in opposizione, una débacle per le donne. Ecco, incita Giorgia Meloni, non perdiamo tempo a scandalizzarci. “Non possiamo scandalizzarci per le parole di Elisabetta Franchi: lei dice una cosa che pensano in tanti e tanti fanno. Noi non risolviamo scandalizzandoci, ma se aiutiamo gli imprenditori a scaricare il loro peso della maternità in termini di contributi per i quali  dovrebbe intervenire lo Stato”.

Meloni a Draghi: inserisca la natalità nel Pnrr

I dati sono preoccupanti. “Oggi l’attuale andamento demografico è estremamente drammatico. Noi abbiamo perso un intero capoluogo di provincia vista la carenza di nascite e la mortalità dovuta al Covid. Siamo in una società dove i figli sembrano essere diventati un fardello. Se noi non facciamo figli, crolla tutto il sistema di produzione economico: con sempre più gente da mantenere dal punto di vista pensionistico”. ”Il Pnrr deve rivedere i suoi obiettivi – ragiona la Meloni- . Chissà che non si possa affrontare seriamente questo tema della demografia, altrimenti rischiamo di essere spacciati. Draghi dovrebbe andare in Europa a rivedere questi obiettivi e  inserire il tema della famiglia. A meno che questa non sia considerata un nemico”.

Natalità ,l’attacco alla famiglia sferrato dalle teorie gender

Ma c’è anche un discorso culturale che Giorgia Meloni aveva affrontato anche durante la conferenza programmatica di Milano. La crisi demografica ”una questione non solo economica o di priorità. Nel tempo della globalizzazione tutti i presidi di identità sono sotto attacco. Lo è la famiglia e il primo presidio sotto attacco è la madre”.

Meloni: Madri sotto attacco nella loro identità

”Guardate tutto il tema delle teorie gender -ha sottolineato la leader di Fdi-. Per chi sa guardare un po’ profondamente, tutta la vicenda del gender non ha come obiettivo la lotta alle discriminazioni. Mi pare che l’individuo indifferenziato cui si guarda non sia tanto indifferenziato: è maschio. Il problema è l’identità di donna e di madre. Alcune scelte che si fanno, impattano sulle donne. Il punto è il simbolo. Se si abbatte l’architrave della maternità, possiamo discutere di tutti gli asili nido che vuoi, ma questa società è spacciata”.

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