Il Pd non si arrende: la battaglia per il ddl Zan riparte da Milano con Letta in prima fila

venerdì 13 Maggio 20:52 - di Redazione
ddl Zan

Il Pd continua a non arrendersi alla bocciatura del Ddl Zan. Malgrado la guerra in Ucraina, le fratture nel governo e le divisioni con Conte, l’Italia in ginocchio per le conseguenze della pandemia, torna a riproporre il disegno di legge Zan sulla omostransfobia. L’annuncio della nuova presentazione al Senato è avvenuto i primi di maggio. Ora, come riporta l’Adnkronos, prenderà il via domani, sabato 14 maggio, alle 14:30 “Non ci arrendiamo. Dalle piazze al Parlamento” il viaggio delle Agorà democratiche dal nord al sud del Paese per rilanciare il ddl Zan. Si legge in una nota del Pd.

Ddl Zan, parte il viaggio delle Agorà con Letta

«A Scalo Lambrate – continua ancora la nota – nell’ex deposito ferroviario di via Andrea Pietro Saccardo 12, restituito al quartiere milanese nel 2021, ne discuteranno insieme ad Alessandro Zan, primo firmatario del disegno di legge, il segretario del Pd Enrico Letta, il sindaco di Milano Beppe Sala, la vicepresidente dell’Emilia Romagna e componente dell’osservatorio degli indipendenti delle Agorà Elly Schlein, la capogruppo Pd al Senato Simona Malpezzi, il capodelegazione Pd al Parlamento europeo Brando Benifei, la Segretaria Metropolitana Pd Milano Silvia Roggiani, la giornalista Selvaggia Lucarelli insieme ad associazioni Lgbt+, attivisti, esponenti del Pd, esperti».

«Sarà la prima di tre Agorà per rilanciare la battaglia per l’approvazione del ddl Zan», spiega Zan. «Prima a Lambrate, poi nei prossimi due sabati a Palermo e Padova. Non ci arrendiamo».

Letta: «Il nostro obiettivo non è una bandiera»

Ad annunciare la ripartenza del ddl Zan, a sei mesi dalla bocciatura, a inizio maggio era stato proprio  Letta.  Vogliamo «riannodare quel filo che è stato spezzato sei mesi fa, consapevoli che quel testo è stato bocciato da questo Parlamento», aveva detto in conferenza stampa il segretario del Pd. «Il nostro obiettivo non è una bandiera», aveva assicurato, ma «arrivare a una legge, non una legge purchessia, ma una legge che sia in grado di raggiungere l’obiettivo di difendere dai crimini d’odio. Essere in Parlamento a discutere di questo vuol dire essere aperti a una discussione con le altre parti politiche che abbiano voglia di far sì che si arrivi a una conclusione positiva. Riteniamo che sia possibile e doveroso entro la fine di questa legislatura».

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