È qui il Primo maggio: tra la bellezza del concerto di Beatrice Venezi e la rabbia dei non tutelati

domenica 1 Maggio 12:25 - di Valter Delle Donne
concerto primo maggio, Venezi

MILANO – Sulle note immortali del Nessun dorma si è chiuso il Concerto del primo maggio della conferenza di FdI a Milano: tra la bellezza del concerto diretto da Beatrice Venezi e la rabbia dei lavoratori che non hanno voce sui palchi ufficiali. Sta tutta qui, nella stridente alternanza tra bellezza e rabbia, che la Conferenza programmatica di FdI a Milano ha voluto celebrare la festa del lavoro.

Beatrice Venezi: “Noi lavoratori della cultura siamo considerati solo accessori”

« Il concerto di oggi è un omaggio al nostro Paese, che vi porterà in tutta l’Italia», ha esordito Beatrice Venezi, direttore d’orchestra, tra le più giovani d’Europa,  presentando una serie di arie famose dal Va Pensiero alla Cavalleria Rusticana a brani di Nino Rota ed Ennio Morricone. «Ringraziando Fratelli d’Italia per lo spazio concesso a lei e alla sua orchestra, la Venezi ha ricordato il ruolo dei lavoratori del settore culturale. « È la prima volta che la cultura entra in una convention politica e oggi, Primo maggio, non posso che parlare del mio lavoro, la musica come cultura e bellezza che esalta le caratteristiche di un Paese straordinario come l’Italia. Abbiamo la netta sensazione di essere considerati degli accessori. Io sono un lavoratore non rappresentato da questa classe politica che non riconosce il valore fondamentale della politica in questo Paese e che consente discriminazioni sulla base del genere», ha detto la Venezi tra gli applausi della Sala Gold del Mico di Milano.

E appunto all’interno del concerto, sul palco si sono alternati esponenti della società civile, dell’impresa, balneari, cuochi, anche proprietari di discoteche, penalizzati dalla misure anti Covid.

Lino Ricchiuti in rappresentanza delle partite Iva, ironizza. «Marzo 2020, mi tornano in mente dell’allora ministro dell’Economia. Nessuno perderà il posto di lavoro. In un anno e mezzo chiuse 340mila partite Iva. E non venivano da un periodo florido. Ora le partite Iva sono al numero minimo storico. Milioni di autonomi, gente senza lavoro,    

Pasquale Dioguardi presidente Movimento Impresa e imprenditore settore discoteche e sale da ballo: «Siamo visti come untori, siamo rimasti chiusi quasi due anni. Molti dei miei colleghi hanno deciso di abbandonare questo lavoro. Ci hanno illuso di fare una stagione importante e poi in 24 ore, il 16 agosto ci hanno chiuso e hanno dato via libera agli abusivi. Stessa cosa nel 2021, ballavano tutti tranne le discoteche con le autorizzazioni». 

Drammatico anche l’appello di Alessandro Circiello in rappresentanza in rappresentanza del settore ristorazione e delle attività chiuse e penalizzate in pandemia. L’ultima tegola, il «caro energia» e mentre versiamo in questa condizione. «L’Europa pensa alla carne sintetica, al Nutriscore che penalizza i nostri prodotti italiani, pensa ai vermi da inserire nell’alimentazione. Noi siamo conservatori della tradizione, dell’eccellenza, del patrimonio».

La rabbia prevale negli interventi che si alternano alla bellezza delle note di Mascagni e di colonne sonore di capolavori come C’era una volta il West e Otto mezzo. La rabbia di Francesco Perchinunno, presidente nazionale Aiga in rappresentanza dei giovani che aprono una partita Iva, che denuncia: «Lo Stato ci ha illuso, c’è un disegno che vuole proletatizzare le professioni e che pensa che le professioni non servono». O come la denuncia di Rudy Milani imprenditore settore agricolo che ha denunciato l’esplosione dei prezzi in conseguenza anche della guerra in Ucraina.

Armando Zambrano, presidente consiglio nazionale ingegneri e reti professioni tecniche. «Serve uno spazio per poter esplicitare al meglio le nostre competenze e capacità. Le norme devono essere scritte dagli esperti del settore, non da soggetti rinchiusi in una stanza. Ringraziamo Giorgia Meloni per essere la prima firmataria della norma sull’equo compenso».

«Perché per un italiano sarebbe difficile andare all’estero e acquisire un’azienda? Semplice, gli altri Paesi hanno saputo difendere i loro lavoratori, mentre il nostro Governo non vuole e non è in grado di farlo. Rischiamo la disoccupazione da un momento all’altro, sappiamo fare solo i balneari. Chiediamo solo di poter lavorare». Così Costanza Bianchini in rappresentanza dei balneari.

L’operaio dell’Embraco: “Mi hanno scippato il lavoro, ora mi vergogno anche se sono innocente”

Particolarmente toccante la testimonianza di Gianluca Ugliola, operaio Embraco. «Io e altre 400 famiglie di lavoratori abbiamo aspettato inutilmente che il governo intervenisse. L’Italia non è un Paese indipendente, la Whirpool ha deciso che noi non dobbiamo più esistere, la produzione è stata spostata in Slovacchia. Siamo andati in Slovacchia a insegnare ai lavoratori come si lavorava. Il lavoro non l’abbiamo perso, ce l’hanno scippato». E. poi la confessione davanti ai delegati: «A 54 anni, dopo più di trent’anni di lavoro, è veramente avvilente andare alla Caritas a ritirare i pacchi. Charlie Chaplin ci ha detto che non sempre il progresso significa miglioramento, io ne sono la prova. Mi vergogno anche a guardarmi allo specchio – dice alla platea del Mico – anche se sono innocente e non ne ho colpa».

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