Coste sotto assedio delle Ong e polveriera hotspot: il Pd si sveglia e attacca la Lamorgese sui migranti

31 Mag 2022 11:50 - di Ginevra Sorrentino
Lamorgese

Coste sotto assedio delle Ong e hotspot come polveriere: ora anche il Pd batta un colpo e attacca la gestione dei migranti della Lamorgese. La ministra riesce a finire anche nel mirino della sinistra. Già, perché ora se ne accorgono anche loro: che i migranti che hanno ricominciato a prendere incessantemente d’assalto i nostri porti stanno piegando sulle ginocchia un Paese prostrato e incapace di reagire efficacemente all’assalto. Che il fenomeno degli sbarchi illegali è aumentato – scrive Libero anche oggi a riguardo – in «maniera coerente fin dall’inizio del suo mandato. Ben prima della guerra». Con numeri che testimoniano l’offensiva immigrazionista e che, solo per i cinque mesi dell’anno, denunciano un trend in aumento, col passaggio dai «5024 arrivi del 2020 ai 14.412 del 2021 fino ai 18841 del 30 maggio 2022».

Migranti, la Lamorgese alle corde

Una realtà delirante, che l’hotspot di Lampedusa – da anni al centro di polemiche e denunce – non è più in grado di affrontare. Travolto da una situazione definita “emergenziale” da anni. E da una crisi endemica lasciata a covare sotto la cenere. Al punto tale che, sempre il quotidiano diretto da Feltri, rimarca come nel centro d’accoglienza della più grande delle Pelagie, sovraffollato e ingestibile, non sarebbero «più garantiti nemmeno gli abiti puliti per le persone sopravvissute a una traversata in mare»… Nessuna novità, insomma. Tranne il fatto che adesso, dopo anni di sterili giustificazioni e approvazioni, anche dai banchi del Pd si accorgono che l’operato della Lamorgese non solo è sporadico, ma inefficace.

Anche il Pd si sveglia: la ministra nel mirino del dem

Ossia, che quello che il centrodestra denuncia da sempre – in particolare Fdi ne ha chiesto ripetutamente le dimissioni –  non soltanto è condivisibile. Ma anche comprovato dal pregresso e preoccupante per il futuro. Pertanto, va doverosamente sottolineato e risolto. Insomma, brutte notizie per la ministra dell’Interno che – non a caso, dopo le ultime ondate di sbarchi, è volata a Reggio Calabria per partecipare al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in prefettura – tanto non ha fatto e tanto non ha detto, che è finita anche nel mirino di Letta e compagni. Dal cui fronte arriva in queste ore – meglio tardi che mai – un aspro j’accuse contro la titolare del Viminale.

L’interrogazione del senatore siciliano del Pd

A puntare l’indice in prima fila, il deputato siciliano dei dem, Erasmo Palazzotto. Nel dettaglio delle sue recriminazioni l’hotspot di Lampedusa. Ossia, la gestione del fenomeno migranti della ministra e l’accoglienza modello Lamorgese. Palazzotto, nella sua intemerata contro la numero uno del Viminale parla chiaro. E sferra l’affondo sentenziando: «Ma davvero dopo vent’ anni di sbarchi, siamo ancora a questo punto? Nemmeno abiti puliti garantiti a persone sopravvissute a una traversata in mare. È vergognoso». E ancora: «Immondizia ovunque. Materassi lasciati a terra su cui molti migranti sono costretti a dormire. Cibo scarso».

La richiesta di revoca dell’affidamento della gestione dell’hotspot

Una disamina dura e cruda, che l’esponente dem ha messo nero su bianco in un’interrogazione in cui, riguardo il pericoloso sovraffollamento e le condizioni dell’hotspot, ha chiesto conto alla Lamorgese dello stato dell’arte. Ma anche – se ci sono – quali sarebbero le sue determinazioni a riguardo. Per procedere poi – riferisce Libero – «se confermato quanto denunciato, alla revoca dell’affidamento della gestione del centro gestito da “Badia Grande” di Trapani».

Contro la Lamorgese anche un ex grillino

Non solo. La levata di scudi contro la Lamorgese non riguarda solo il Sud e non coinvolge solo il Pd. Ma in qualche modo anche il M5S, che nelle ultime ha battuto un colpo con Gregorio De Falco: l’ex grillino, già comandante della sala operativa della Capitaneria di Livorno ai tempi del disastro della Costa Concordia. Il quale ha centrato nel suo mirino «la detenzione amministrativa» al Centro di Permanenza per il Rimpatrio di via Corelli di Milano, che definisce «incompatibile con la democrazia». La sua denuncia arriva a seguito di un’ispezione che il senatore ha effettuato – la seconda in un anno – al termine della quale ha denunciato: «Tutto è rimasto invariato, se non aggravato dal fatto che sono stati ignorati gli appelli che nel frattempo hanno confermato abusi e violazioni dei diritti dei migranti, detenuti in condizioni peggiori di quelle carcerarie».

Migranti, una situazione al collasso da Pozzallo a Milano

Una situazione critica che il Viminale avrebbe tamponato – nel segno di una risoluzione “temporanea” diventata a lungo termine come solo quelle precarie sanno essere – ricorrendo ad altri affollati presidi per migranti, stavolta nelle navi quarantena in rada a Lampedusa e Pozzallo. Una toppa peggiore del buco, che il governo sarebbe peraltro orientato a rimuovere, dismettendo le due navi quarantena in Sicilia. Con le Ong che la fanno da padrone nelle acqua di casa nostra. E in una situazione al collasso di cui, anche oggi a Reggio Calabria, la Lamorgese è chiamata a dare conto. Lo farà?

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