Centrodestra, vertice dei leader ad Arcore. Meloni avverte: «L’unità si costruisce nei fatti»

martedì 17 Maggio 18:17 - di Eleonora Guerra
vertice centrodestra

È arrivata un po’ a sorpresa la notizia di un vertice oggi del centrodestra, presenti Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. I tre leader del centrodestra si sono ritrovati a Villa San Martino, ad Arcore, dopo che ancora ieri Antonio Tajani, ai cronisti che gli chiedevano se l’incontro fosse in programma, rispondeva che «quando sarà il momento si vedranno loro tre». E loro tre si sono visti oggi a pranzo. Con Salvini c’era Roberto Calderoli, con Meloni Ignazio La Russa. Assenti, invece, i centristi, che hanno ugualmente valutato come positivo il fatto che si sia tenuto l’incontro.

Il vertice dei leader del centrodestra ad Arcore

Berlusconi, Meloni e Salvini non si vedevano ormai da gennaio, ovvero dai giorni convulsi dell’elezione del presidente della Repubblica. Il colloquio a tre, per sciogliere incomprensioni e nodi dell’ultimo periodo, tra le quali anche la questione delle elezioni in Sicilia, è durato un’ora, tra un aperitivo in giardino e un pranzo a base di riso con melanzane, olive e pachino, branzino in crosta e gelato al pistacchio. Poi le delegazioni hanno lasciato Arcore con tempistiche diverse.

Salvini e Meloni vanno via a un’ora di distanza

I primi a lasciare il vertice del centrodestra sono stati i leghisti, che dopo circa un’ora sono rientrati a Roma – ha fatto sapere l’ufficio stampa del Carroccio – per impegni già fissati. Uscendo dalla residenza del Cav, Salvini si è limitato a dirsi «molto soddisfatto» per il confronto di persona con Meloni e Berlusconi. «È un’ottima giornata», ha aggiunto Salvini, anche riferendosi all’incontro della Lega con i sindacati avvenuto in mattinata a Roma. Meloni e La Russa, invece, sono usciti da Arcore un’ora dopo.

Salvini si dice «soddisfatto», il Cav celebra l’unità

«Il centrodestra è unito e se non fosse così perderemmo le elezioni. Solo un pazzo potrebbe pensare di mandare all’aria questa coalizione», ha detto Berlusconi al termine del vertice. «Si vince se si è uniti», ha aggiunto il leader di FI, spiegando che «per quanto riguarda le elezioni nazionali, abbiamo tutti convenuto che la prima cosa da fare è stendere un programma da far conoscere agli elettori. Ho distribuito il programma del 2018 e alla prossima riunione ciascuno porterà le proposte e le aggiunte». A proposito delle amministrative, poi, Berlusconi ha poi detto che «su 21 città abbiamo trovato l’accordo, su cinque città non l’abbiamo trovato, ma siamo sicuri che lo troveremo in eventuali ballottaggi. Questo – ha concluso – è l’impegno di tutti i presenti al tavolo».

Meloni avverte: «L’unità si costruisce nei fatti»

Con una nota FdI ha chiarito, però, che «è sicuramente positivo essersi incontrati, ma l’unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti». «Su 26 città capoluogo – prosegue il comunicato – sono solo 5, ma purtroppo importanti, le città in cui il centrodestra andrà diviso al primo turno, ma restano ancora diversi nodi aperti. A partire dalla non ancora ufficializzata ricandidatura del presidente uscente Nello Musumeci in Sicilia, su cui la personale dichiarata disponibilità di Silvio Berlusconi si è fermata di fronte alla richiesta di Matteo Salvini di ritardare l’annuncio del candidato». Una franchezza nel raccontare lo svolgimento del vertice che, secondo i rumors, avrebbe irritato il Cav.

«Analogamente, se è positiva la comune contrarietà a una futura legge proporzionale per le elezioni politiche, restano ancora fumose le regole d’ingaggio sulle modalità con cui formare liste e programmi comuni», ha sottolineato ancora Fratelli d’Italia, che «nel confermare la sua indisponibilità a qualsiasi futura alleanza con il Partito democratico e/o Cinquestelle, confida nella stessa chiarezza da parte degli alleati, convinta che occorra essere uniti non solo nella forma ma anche nelle scelte, nei progetti e nei programmi».

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