Addio a Bo Hopkins, il “cattivo” del “Mucchio selvaggio” di Peckinpah, sguardo cinico dell’America

domenica 29 Maggio 12:00 - di Priscilla Del Ninno
Bo Hopkins

Bo Hopkins, interprete dallo sguardo feroce diventato famoso vestendo i panni di ladri e furfanti in film come Il mucchio selvaggio, Getaway!, American Graffiti, McKlusky, metà uomo metà odio e Fuga di mezzanotte, è morto ieri (sabato 28 maggio ndr) al Valley Presbyterian Hospital di Van Nuys, nella regione di Los Angeles. L’attore statunitense aveva 84 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla sua seconda moglie, Sian Eleanor Green, sposata nel 1989, che ha precisato a “The Hollywood Reporter” che il marito era stato ricoverato dopo un attacco di cuore lo scorso 9 maggio.

È morto Bo Hopkins, “il cattivo” di Sam Peckinpah

Sguardo cattivo e aria da duro, l’attore ha prestato la sua maschera al volto coriaceo del “villain” di turno, in tutte le sue sfaccettature. Con la sua parlantina inquietante. Capace di da far accapponare la pelle a prima vista e di sfoderare espressioni da uomo pronto a tutto, in qualsiasi momento, Bo Hopkins ha dato il meglio delle sue possibilità istrioniche nei ruoli da duro a morire al servizio di registi del calibro di Sam Peckinpah e Oliver Stone, Alan Parker. E persino Kirk Douglas dietro la macchina da presa per I giustizieri del west. Fino alla sua ultima interpretazione per il grande schermo: quella offerta a Ron Howard in Elegia americana. Incarnando sempre lo sguardo cinico di Hollywood su un’America chiamata a fare i conti con se stessa.

Lo sguardo cinico di un’America che fa i conti con se stessa

Ma è soprattutto con Sam Peckinpah – che lo considerava uno dei suoi attori preferiti – che Hopkins ha nobilitato il ruolo del classico duro, cattivo nel midollo, in 3 pellicole girate dal grande regista: nel ruolo di Clarence “Crazy” Lee ne Il mucchio selvaggio (1969). Nelle vesti di un rapinatore di banche doppiogiochista in Getaway (1972). E nei panni di un esperto di armi in Killer elite (1975). Una maschera, la sua consacrata definitivamente nell’immaginario collettivo di celluloide poi con il personaggio di Joe Young, il capo della gang di greaser The Pharaohs in American Graffiti (1973) firmato George Lucas.

Bo Hopkins, una carriera da “duro” dal western ai gangsters movies

Il ruolo che lo ha definitivamente accreditato come un cattivo di prim’ordine sullo schermo. Indimenticabili, allora, quelle sequenze nel momento culminante del racconto filmico quando, all’apice dell’incrudelimento, il suo personaggio convince Curt (Richard Dreyfuss) ad attaccare un gancio e una catena a un’auto della polizia in modo che, quando questa si lanciava all’inseguimento, l’asse posteriore volava via (video in basso). Cinico. Spietato. Freddo, Bo Hopkins ha alimentato quella sua aura ruvida, in prestito alla finzione di celluloide per dare vita a criminali incalliti, in western e gangsters movie, in giungle d’asfalto e polverosi province americane. Fedele sempre a un personaggio: il suo. Sia che interpretasse un distillatore clandestino accanto a Burt Reynolds in McKlusky, metà uomo metà odio (1973) di Joseph Sargent. Sia che fosse impegnato a dare credibilità e vigore al ruolo di Tex, un uomo misterioso che segna il destino di Billy Hayes (Brad Davis) in Fuga di mezzanotte (1978) di Alan Parker.

Mitici anche i suoi ruoli nelle serie più celebri della tv

Due degli ingaggi preferiti di Hopkins come fuorilegge arrivarono nel 1975, quando interpretò Turner, un aspirante mafioso che amava vestirsi da cowboy, nel film Il mediatore di Robert Mulligan (1974). E nel ruolo del gangster Pretty Boy Floyd nel tv-movie Massacro a Kansas City. Sì, perché l’attore dal blasone cinematografico, non non ha disdegnato di lavorare in produzioni tv dall’appeal più specificatamente popolare. Anzi, il suo ruolo dell’adultero Matthew Blaisdel nella serie Dynasty e come in quello dell’avvocato rinnegato John Cooper nel telefilm Agenzia Rockford. Ma anche le incursioni in Bonanza, Charlie’s Angels e ne La signora in giallo, hanno fatto epoca. E garantito il successo a titoli seriali, oggi entrati di diritto nella storia della televisione a stelle e strisce.

L’addio al cinema nella reunion con Ron Howard, sua co-star in “American Graffiti”

Poi, nel 2020, a fine carriera. E quasi a chiudere il cerchio simbolico della sua vita di artista, Bo Hopkins appare nel suo ultimo film, Elegia americana, di Ron Howard, sua co-star di American Graffiti che lo ha diretto nel titolo della mitica reunion. L’ultima. «È stata una bella emozione per lui», ha detto la moglie a “The Hollywood Reporter“. Un’emozione rigorosamente celata dietro quello sguardo da duro e quell’aria impassibile, dietro cui si celava un mondo di passioni e di indubitabile talento.

Sotto, Bo Hopkins in una scena di American Graffiti da Youtube

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