Schiaffo a Putin: l’oligarca che per primo “osò” dire no alla guerra si dimette dal colosso petrolifero

21 Apr 2022 16:56 - di Adriana De Conto
Putin

“Schiaffo” a Putin da parte di Vagit Alekperov, uno degli uomini più ricchi di Russia e presidente della più grande compagnia petrolifera, la Lukoil. Si è dimesso dall’incarico, dopo essere stato colpito da misure restrittive personali da parte del Regno Unito. Lo ha comunicato la società in una nota. Il titolpo ha subito subito un tonfo in borsa. Alekperov ha abbandonato anche il consiglio di amministrazione di Lukoil, la seconda impresa russa tra quelle non statali per ricavi. Lukoil lo ha sottolineato in una nota riportata dall’Ansa. Alla guida del colosso petrolifero da quasi trent’anni, del dimissioni dell’imprenditore russo fanno rumore:  perché già a inizio marzo aveva chiesto esplicitamente una rapida fine del conflitto. Sfidando lo “Zar” a viso aperto. Nella nota con cui rende nota la decisione, non sono indicate le ragioni delle sue dimissioni, che però paiono piuttosto chiare. Intanto, il titolo di Lukoil crolla in borsa, con una perdita di oltre il 3%.

Alekperov per primo parlò di “conflitto armato”

Alekperov, imprenditore russo nato in Azerbaigian, aveva fondato nel 1991 la prima società energetica statale verticalmente integrata, Langepas-Uray-Kogalymneft, che nell’aprile 1993 divenne LUKoil Oil Company, con Alekperov come presidente. Tra gli uomini più ricchi della Russia, con un patrimonio stimato di 24,9 miliardi di dollari, Vagit Alekperov è tra i pochi oligarchi russi ad essere stato graziato dalla sanzioni occidentali. Almeno fino a quando non è finito nel mirino di quelle della Gran Bretagna, lo scorso 13 aprile- racconta l’Huffington Post la vicenda dell’oligarca. “Considerato vicino al Cremlino, Alekperov ha però timidamente e velatamente espresso in più occasioni dubbi e perplessità sull'”operazione speciale”, come la chiama Putin.

L’oligarca sfidò la vulgata putiniana

E’ stato uno dei primi uomini in vista ad esporsi contro la linea della guerra in Ucraina, chiedendo in affermazioni pubbliche una rapida conclusione del conflitto. Nella nota firmata dal Cda di Lukoil – riportata dal quotidiano on line- si legge: “Sosteniamo una rapida fine del conflitto armato e sosteniamo pienamente la sua risoluzione attraverso un processo di negoziazione e mezzi diplomatici”. Una linea anti-putiniana è stata condivisa dagli azionisti di Lukoil, che si dichiaravano preoccupati per i “tragici eventi in Ucraina”. Era il 5 marzo e fu la prima dichiarazione pubblica – in Russia – da parte di un colosso contro l’invasione dell’Ucraina. A cui peraltro si fa riferimento non come “operazione speciale”,  ma come “conflitto armato”. Questo la dice lunga. Una posizione che in un primo momento lo aveva messo al riparo, escluso dalle sanzioni di Unione europea e Stati Uniti. Successivamente è stato il  Regno Unito il  13 aprile ad includerlo nella sua black list.

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